Claudio Borghi ed Alberto Bagnai sono due economisti che da anni sostengono l’idea che l’euro sia una moneta sbagliata. Da quando Matteo Salvini è diventato segretario della Lega Nord si sono avvicinati al partito, contribuendo a spostarlo sulle posizioni contrarie alla moneta unica che hanno caratterizzato la prima fase della leadership di Salvini. Nella foto qui sotto, scattata a un evento chiamato “no euro day” del novembre 2013 Borghi è l’uomo a destra di Salvini, Bagnai quello a sinistra.

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Entrambi sono stati eletti in Parlamento (Borghi alla Camera, Bagnai al Senato) alle elezioni politiche del 2018, naturalmente nelle liste della Lega. In seguito, Borghi è stato eletto presidente della Commissione bilancio, tesoro e programmazione della Camera e Bagnai di quella “finanze” del Senato.

Oggi la Lega sembrerebbe aver abbandonato le posizioni anti-euro che avevano caratterizzato, per esempio, la campagna elettorale per le elezioni europee del 2014. Eppure, sia Borghi che Bagnai, che hanno costruito le proprie fortune sulla lotta all’euro, continuano a far parte del partito e a sostenere il leader Matteo Salvini senza fare una piega.

Quanto peso hanno, oggi, le loro idee all’interno della Lega? Non è una domanda di poco conto, visto che nel frattempo la Lega è diventata il primo partito italiano, e i suoi orientamenti in materia possono determinare in modo importante i nostri rapporti con l’Unione europea.

La domanda sul ruolo di Borghi, Bagnai e gli altri no-euro nel partito di Salvini ha ripreso a circolare di recente, quando Borghi ha proposto l’idea dei “minibot”, titoli di Stato di piccolo taglio con cui pagare i debiti della pubblica amministrazione. Una parte dei commentatori ha visto i minibot come un primo passo per la creazione di una nuova moneta nazionale, e quindi verso l’uscita dall’euro. I minibot, secondo questa interpretazione, sarebbero la prova che Borghi e Bagnai continuano a dettare la linea economica della Lega, che quindi sull’euro non avrebbe cambiato idea.

I sostenitori di questa ipotesi ricordano alcune vecchie idee di Borghi, Bagnai (e altri) secondo i quali l’uscita dall’euro si sarebbe dovuta tenere nascosta fino all’ultimo momento utile. Per questo motivo si sarebbe smesso di parlarne apertamente. Così per esempio Luciano Capone, giornalista del Foglio che segue da vicino questi argomenti:

D’altro canto, ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti ha detto che i minibot non sono una soluzione verosimile. Giorgetti, nella Lega, è considerato il braccio destro di Salvini ed è descritto come l’anima moderata e dialogante, pragmatica e di governo del partito.

Il suo nome, tra l’altro, è circolato come possibile nuovo commissario europeo. La Commissione è formata da 28 membri, uno per ogni Paese membro. Nella casella italiana, la Lega vorrebbe piazzare un proprio uomo di peso, e Giorgetti, proprio per il suo essere considerato moderato e dialogante, sarebbe la figura ideale, o almeno tra le più spendibili nel partito di Salvini.

Alcuni credono che la dichiarazione di Giorgetti sia stata solo una mossa opportunistica, mentre per altri sarebbe la linea politica pragmatica che Giorgetti incarna a determinare davvero la linea di governo della Lega. La pensa così per esempio Lorenzo Castellani, docente della Luiss.

La doppia anima, di lotta e di governo, della Lega, del resto, non è una novità, e non si riscontra solo nelle posizioni sulla moneta unica. La Lega Nord è stata dai tempi di Bossi un pezzo importante del populismo italiano. Era un partito contro gli immigrati e per la separazione dell’Italia, ma anche una forza politica con rapporti importanti con le realtà produttive del nord del Paese, in larga parte indifferenti a questi temi e in genere poco propensa ai colpi di testa.

Diventato segretario, Matteo Salvini ha risollevato il partito attirando contrari all’euro (come Borghi e Bagnai) e all’Unione europea, filoputiniani ed estremisti di destra, flirtando con forze politiche neofasciste come Casapound.

Per diventare il primo partito italiano, però, mettere insieme diversi estremismi non basta. Per questo, nella Lega, ci sono i Giorgetti, c’è l’anima pragmatica e rassicurante che rassicura gli imprenditori leghisti del nord che l’Italia non uscirà dall’euro, che vola a Washington per dire che nonostante i flirt con la Russia l’Italia resta fedele all’alleato americano.

Matteo Salvini, finora, è riuscito a tenere insieme le due anime del partito, quella di lotta e quella di governo e anche per questo è arrivato al 34% alle elezioni europee. È riuscito a rendere la Lega un contenitore in cui ognuno ci vede quello che vuole, chi una forza che lotta contro il sistema, chi un partito di destra moderata. Quando ero andato al comizio di Salvini di Milano prima delle elezioni europee, a sorprendermi era stata proprio la varietà delle voci del pubblico. Una delle persone che avevo intervistato, per esempio, mi disse di votare Lega perché pensava avrebbe rafforzato l’unità europea:

Per questo credo sia importante chiedersi se nella Lega prevalga la linea Borghi o quella Giorgetti, ma credo anche che entrambe siano parte di una strategia studiata per tenere insieme più parti di elettorato: quella di lotta e quella di governo. Rimane da vedere se la Lega riuscirà a rimanere il punto di riferimento per tutti questi mondi o se a un certo punto prenderà una strada piuttosto che l’altra, lasciandone qualcuno per strada.

Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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