Matteo Salvini che bacia il crocifisso dopo la vittoria elettorale o che dal palco di Piazza Duomo dice di affidarsi al “cuore immacolato di Maria” e ai santi patroni d’Europa può sembrarci folcloristico, ma in realtà richiama – anche se con metodi francamente un po’ grotteschi – un dibattito molto profondo su quali siano le radici storico-culturali dell’Europa. Il tema è il seguente: è giusto dire che le radici dell’Europa siano giudaico-cristiane?

Il mio racconto della manifestazione in Piazza Duomo, prima delle elezioni europee

La necessità di trovare una radice culturale comune all’Europa è stata avvertita con particolare forza nei primi anni 2000, quando il processo di integrazione europeo sembrava quasi irreversibile e si pensava persino a una Costituzione comune per tutti i Paesi membri dell’Unione, che all’epoca ancora non includeva diversi Paesi dell’Europa orientale.

In fase di scrittura della Costituzione, si accese un dibattito molto intenso sulla necessità di introdurre, tra i principi fondanti dell’Unione, un riferimento alle radici giudaico-cristiane dell’Europa. La Chiesa cattolica si spese molto in quella direzione, ma alla fine prevalse la linea “laicista” incarnata soprattutto dalla Francia e nella Costituzione si parlò di generali radici religiose e culturali europee, senza un esplicito riferimento a quelle giudaico-cristiane.

Il testo venne firmato dagli Stati membri il 29 ottobre 2004, ma per entrare in vigore doveva essere ratificato dai Parlamenti nazionali o tramite referendum. In Francia e nei Paesi Bassi, dove nel 2005 si tenne il referendum, gli elettori votarono contro la nuova Costituzione, che per questo non entrò mai in vigore. Il testo che di fatto la sostituì, il Trattato di Lisbona, mantiene l’impronta laicista della Costituzione bocciata, e non fa alcun riferimento alle comuni radici giudaico-cristiane.

Ma, al di là di Costituzioni e trattati, è corretto dire che le radici culturali europee vadano ricercate nella fede cristiana o bisogna riconoscere che le radici europee sono state diverse e di pari dignità? Ha avuto ragione chi ha scritto la Costituzione europea e poi il Trattato di Lisbona o Salvini e gli altri che oggi dicono che non citare le radici giudaico-cristiane fu un errore?

Due articoli interessanti, dal punto di vista opposto, per approfondire:
Non c’è Europa senza Cristo;
Convenzione europea, Democrazia e “radici cristiane”

Ne ho parlato con Antonio Distaso, che sul suo canale Youtube parla di religione, matematica e musica in modo sempre interessante e mai banale. Il suo approccio da studioso della materia è sicuramente utile per inquadrare meglio l’argomento di cui stiamo parlando.

LoT: Partiamo proprio dalle parole: cosa si intende quando si parla di radici giudaico-cristiane dell’Europa?

Antonio: In realtà l’Europa ha più radici, non ha solo quelle giudeo-cristiane, ha anche radici arabe, se guardiamo al contributo che quella cultura ha portato in diversi campi del sapere. Ma se vogliamo parlare delle radici giudaico-cristiane, quello che mi viene in mente per prima cosa è l’alfabetizzazione dell’Europa, guidata senza dubbio dalla Chiesa. A parte la zona governata dall’Impero Romano, che era già alfabetizzata di suo, quando i monaci sono andati per esempio in Irlanda e l’hanno evangelizzata, hanno portato vocaboli e parole nuove nelle loro lingue anglofone. L’inglese di Shakespeare è un misto tra l’inglese anglosassone “puro” e il latino, e anche l’inglese attuale è influenzato dal latino. I monaci Cirillo e Metodio, quando sono andati in Oriente, hanno portato un modo nuovo di scrivere le lettere, che sarebbe diventato l’alfabeto cirillico. Possiamo dire che il cristianesimo ha creato le basi letterali dell’Europa.

(Capita a volte di fare interviste in cui ci si aspetta già le risposte. Con Antonio questo rischio non si corre. Mi aspetto di parlare di politica e invece per prima cosa mi tira fuori il discorso della lingua e, poco dopo, si mette a parlare di musica).
Cosa c’entra la musica?

Quando studiavo musica, io sentivo l’Europa quando sentivo Bach o Beethoven. La loro musica non era nazionalista, ma europea. La musica classica europea è arrivata a quel livello di complessità di nuovo grazie ai monaci, a cui dobbiamo il modo di scrivere la musica. Fino a intorno l’anno mille, la musica era tramandata oralmente, è stato il monaco Guido d’Arezzo a inventare il modo di scriverla, e questo ha aumentato molto il livello di complessità e di profondità culturale della musica europea. Quel sistema verrà adottato da tutti quelli che ricordiamo come i più grandi compositori europei.

Di questo Antonio ha parlato in modo più approfondito in un suo video, che vi consiglio assolutamente di guardare:

Possiamo dire quindi che la chiesa ha avuto una sorta di monopolio culturale e che in questo senso ha contribuito a fare l’Europa?

Finché parliamo di alfabetizzazione e musica si, c’è stato una specie di monopolio. Ma se mi parli di cultura più in generale, non posso non pensare agli arabi: l’Europa è Europa grazie agli arabi, a quello che hanno fatto nel medioevo. Per questo penso sia un po’ una forzatura dire che l’Europa ha radici giudeo-cristiane.

Storia, musica, cultura. È evidente che Antonio passerebbe ore a parlare di questi argomenti. Ma l’attualità è tiranna e quindi, com’è come non è, finiamo a parlare di Matteo Salvini, e del modo in cui sta facendo tornare d’attualità l’argomento della religione in politica. Provo a togliermi una curiosità: in un mondo in cui sempre meno persone credono o vivono la fede come elemento centrale delle proprie vite, quando Salvini bacia il crocifisso, a che pubblico si rivolge?

Io credo sia dietro una strategia di marketing, che non si rivolge tanto ai credenti quanto ai bigotti, non ai religiosi ma ai superstiziosi, che sono una parte importante dell’elettorato italiano e secondo me anche di altri Paesi europei. Per questo non dice “credo nel Vangelo e quindi è giusto accogliere gli immigrati” ma bacia il crocifisso, perché il suo elettorato è superstizioso, più che credente. È la stessa cosa del video Vinci Salvini, che hanno realizzato in un formato trash alla Barbara d’Urso non perché non siano in grado di farlo in modo più intelligente, ma volutamente. Allo stesso modo, Salvini non si rivolge nemmeno ai non credenti, perché chi non crede è una persona che già dimostra di avere spirito critico, e di sicuro non si fa attrarre dal messaggio di Salvini.

(Né i credenti né i non credenti, ma i superstiziosi, dunque. Non lo so, l’idea che mi sono fatto io è che la religione in realtà sia vissuta dalla maggior parte delle persone con indifferenza, e che quindi i baci al crocifisso in realtà non smuovano così tanti voti. Secondo me, Salvini ha usato in modo massiccio la religione in queste elezioni come terreno culturale comune con altre forze politiche europee, e magari per cercare di attirarne altre. Non penso rimarrà a lungo un elemento così centrale nella sua retorica, ma magari mi sbaglio).

Ma torniamo alla storia, come ha fatto il cristianesimo a imporsi e ad avere successo, all’inizio?

Il Cristianesimo ha sempre modificato cose già esistenti, che già facevano parte delle credenze popolari. Per esempio, in Calabria, ai tempi degli antichi greci, c’erano dei riti e delle processioni che sono rimasti tali e quali ancora ai giorni nostri, anche se con la Madonna al posto delle divinità di allora. Anche San Michele, in realtà, era una divinità che proteggeva i pastori, molto più antica del cristianesimo. Il cristianesimo ha semplicemente cambiato il nome a cose che esistevano già.

Interessante questo punto: in che modo il cristianesimo ha saputo adattarsi nel tempo, anche nei confronti della politica?

Il Cristianesimo per prima cosa ha sfruttato l’Impero Romano, che è stata la prima esperienza di un’Europa in qualche modo unita, non si sarebbe mai imposto con le sue sole forze. A capire la svolta è stato Paolo, che capì la necessità di espandersi della Chiesa. Pietro era invece convinto che il messaggio di Gesù fosse rivolto solo agli ebrei, ma al primo Concilio della Chiesa, a Gerusalemme, vinse la linea di Paolo, che partì per Roma e fondò comunità per espandere la fede ai pagani, che accolsero la nuova religione perché per loro un Dio in più non faceva differenza. Una volta che riesci a convertire l’imperatore è fatta. Dopo il crollo dell’Impero, la Chiesa ha sempre cercato di riempire i vuoti.

Nei confronti della politica, poi, la Chiesa ha sempre cercato di mantenere due fronti. Se guardi alla storia delle eresie, c’è sempre stato chi proponeva di tornare a un’interpretazione più rigida del messaggio di Cristo, che prendevano un aspetto del Cristianesimo e lo rendevano rigoroso. Origene, per esempio, si castrò perché per lui era dominante l’aspetto sessuale. Nella Chiesa, però, è sempre prevalso la linea di mediazione, ha sempre ucciso gli estremismi e questa è stata una carta vincente, che gli ha consentito di dialogare con la politica senza imporre la propria linea. Pochi Papi ci hanno provato, e non hanno avuto successo. La linea dominante è stata quella della mediazione, io ti do questo tu mi dai quello, tu mi proteggi i confini e io ti garantisco la fedeltà dei sudditi eccetera. La forza della Chiesa è poi stata quella di essere distribuita in modo capillare sul territorio.

Qualcuno intende poi le radici cristiane d’Europa nel senso che è stata la fede cristiana a introdurre il discorso dell’uguaglianza di tutti gli uomini in quanto figli di Dio, da cui poi sarebbero derivati la cultura dei diritti umani e l’idea della democrazia

Non mi convince tanto questa idea, in realtà nel messaggio cristiano c’è una gerarchia molto ben delineata, quella degli ultimi che diventano primi. Non mi pare che il messaggio del Vangelo sia un messaggio di uguaglianza. Se dobbiamo parlare di radici giudeo-cristiane io penso a Sant’Agostino, o al platonismo che grazie ad Agostino si è diffuso nella cultura europea, o al fatto che il primo libro stampato sia stata la Bibbia, ma non penso a radici più profonde.

Ora però siamo in un momento in cui le radici cristiane tornano a essere rivendicate. Pensi siamo in un momento storico che può portare a un ritorno della religione come elemento della politica?

Non lo so. Benedetto XVI, qualche anno prima di dare le dimissioni, disse che l’Europa era allo stesso stato in cui si trovava poco prima dell’invasione dei barbari che portò alla caduta dell’Impero Romano. Per tanti secoli aveva vissuto sotto determinati valori e convinzioni, ma ora sarebbe crollato tutto ciò in cui aveva creduto. Ci saremmo trovati di fronte a cose nuove, mai sperimentate prima, provenienti da popoli e modi di pensare esterni all’Europa. Era una visione un po’ tragica, che evocava una bella immagina letteraria, ma forse tutti i torti non aveva, perché le ondate migratorie che stanno arrivando stanno in effetti mettendo in discussione tutto il sistema europeo. O si accolgono e si scopre una nuova ricchezza che non c’era prima, oppure ci si chiude e l’Europa muore, con il ritorno degli Stati nazionali.

Benedetto XVI viene spesso tirato in ballo da chi come Salvini è ostile al multiculturalismo, spesso in opposizione al Papa attuale, visto come troppo “aperto”

Io penso esattamente il contrario, penso che Benedetto XVI sia stato uno dei papi più rivoluzionari della storia della Chiesa: ha tolto il segreto di Stato sulla Banca Vaticana, ha tolto la scomunica agli eretici lefreviani, che al tempo del Concilio Vaticano II si opposero per esempio alla sostituzione della messa in latino, è stato il primo ad aprire un dialogo con l’Islam. È stato un Papa, in generale, molto dialogante, a mio avviso molto più razionale di Francesco.

Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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