Biden e Obama

Nel 2016, sembrava che Joe Biden dovesse candidarsi alle primarie del Partito democratico statunitense, per tentare poi di farsi eleggere presidente. Negli otto anni precedenti era stato il vice di Obama e tutti davano più o meno per scontato che avrebbe provato a diventare il numero uno.

L’esperienza, del resto, non gli mancava. A 73 anni (nel 2016, oggi ne ha 76) aveva alle spalle una lunga carriera al Senato, dove è stato eletto come rappresentante del Delaware nel 1973 e vi è rimasto fino alla nomina a vicepresidente, nel 2009. Oltre ad avere molta esperienza, secondo i sondaggi di opinione era una delle figure politiche più apprezzate del Paese.

Nel 2016, alla fine, non si candidò. Sulla scelta di non presentarsi potrebbe aver pesato la morte di suoi figlio per un tumore al cervello nei mesi in cui cominciava la campagna elettorale o la volontà del partito di non ostacolare troppo la corsa di Hillary Clinton, che avrebbe faticato molto più del previsto per sconfiggere l’avversario Bernie Sanders.

A tre anni di distanza, siamo di nuovo qui a parlare di una sua candidatura, data come ancora più probabile rispetto al 2016. Le primarie del Partito democratico, questa volta, saranno molto più affollate. Ad oggi, a dieci mesi dall’inizio delle primarie, i candidati ufficiali sono già diciotto, e altri se ne aggiungeranno. Tra questi, Biden sarebbe sicuramente tra i più autorevoli, già conosciuto al grande pubblico (a differenza di molti dei candidati) e, come detto prima, esperto e apprezzato.

Ma c’è un problema. Nei giorni scorsi, due donne del Partito democratico hanno raccontato di alcuni suoi comportamenti “inappropriati” tenuti nei loro confronti. Non si tratta di molestie sessuali, semplicemente di comportamenti che una volta erano considerati normali e che oggi molte persone pensano non lo siano più. Baci, abbracci, massaggi sulle spalle, insomma, ogni contatto fisico non richiesto, che molte donne vivono con disagio.

Questa storia, hanno commentato in molti tra cui Michelle Goldberg sul New York Times, pone qualche interrogativo sulla capacità di Biden di essere leader di un partito sempre più vicino alle istanze femministe (anche per reazione al machismo di Trump) e che alle elezioni di metà mandato dell’anno scorso ha fatto eleggere al Congresso un numero record di donne.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è successo, di preciso?

“Il vicepresidente degli Stati Uniti mi sta annusando”

Lucy Flores nel 2014 era candidata per il ruolo di vice governatore del Nevada. In un articolo pubblicato venerdì scorso sul sito The Cut ha raccontato come l’allora vicepresidente Joe Biden, andato in Nevada per un evento della campagna elettorale, a un certo punto le appoggiò due mani sulle spalle, le annusò i capelli e le baciò la nuca. Un atteggiamento intimo, non malizioso, ma che comunque la mise in una situazione di profondo disagio e imbarazzo.

Allora, in quanto giovane latinoamericana impegnata in politica, ero abituata a sentirmi un outsider in stanze dominate da uomini bianchi – racconta – ma prima di allora non avevo mai vissuto nulla di così palesemente inappropriato e inquietante. Biden era il secondo uomo più potente del pianeta e, probabilmente, uno dei più potenti al mondo. Era lì per promuovermi come la persona giusta per il ruolo di vice governatore. Invece, mi aveva fatto sentire a disagio, disgustosa (prima aveva raccontato di non essersi lavata i capelli quel giorno) e confusa. Il vicepresidente degli Stati Uniti d’America mi aveva appena toccata in un modo intimo riservato ad amici, familiari o patner, e mi sentivo del tutto impotente al riguardo.

Amy Lappos, invece, nel 2009 stava facendo volontariato per il partito, quando Biden la ha preso il volto tra le mani e ha strofinato il naso contro il suo, secondo quanto raccontato lunedì dalla donna (che oggi ha 43 anni) al sito The Hatford Courant.

Lappos avrebbe deciso di raccontare la sua storia dopo che, a suo dire, in troppi avevano cercato di descrivere il comportamento di Biden con Flores come qualcosa di normale, frutto di vecchie abitudini, e di descrivere l’ex vicepresidente come un buon nonno, magari un po’ inopportuno ma del tutto benintenzionato.

Quello che emerge, come racconta Politico in questo articolo, è una sorta di spaccatura generazionale. Molte persone dell’età di Biden sono abituate a pensare che quelli siano comportamenti normali, mentre le femministe e in generale i giovani di oggi sono più propensi a pensare che, più che le intenzioni di chi tocca, contino le sensazioni di chi viene toccato. In altre parole, che nel caso di Biden non conta tanto il fatto che lui agisse in buona fede, quanto il risultato finale, cioè l’imbarazzo delle ragazze per un contatto fisico intimo non richiesto.

Un politico fuori dal tempo?

E qui siamo al succo della faccenda. Il Partito democratico ha visto, dopo il 2016, emergere nuovi personaggi politici che sono spesso giovani, donne e di minoranze etniche, di orientamento liberal e sensibili alle posizioni di movimenti femministi come #MeToo.

Non bisogna fare l’errore di considerare questa parte di partito come la totalità della galassia democratica. Si tratta di un fenomeno che riguarda soprattutto i grandi centri urbani sulle coste, negli stati centrali o in aree come la rust belt, gli elettori democratici sono più attenti a temi come il lavoro, le tasse e la sanità piuttosto che ai diritti delle donne e delle minoranze. E abbiamo visto nel 2016 cosa abbia voluto dire per i democratici perdere parte di quegli elettori a favore di Trump.

Ma si tratta comunque di una parte importante dell’opinione pubblica progressista: quella più entusiasta, energica e proiettata nel futuro, non fosse altro per motivi anagrafici. E quella meno fedele elettoralmente, più propensa a non andare a votare se il candidato non dovesse essere di suo gradimento.

Per questo Biden non può sottovalutare questi malumori, emersi ancora prima della sua candidatura ufficiale. E per questo, presumibilmente, avrà qualche problema anche a giustificare alcune sue vecchie opinioni sull’aborto. Sul tema della libertà di scelta, oggi, l’elettorato democratico appare molto meno disponibile a chiudere un occhio rispetto al passato.

Se Biden alla fine si candiderà alle primarie del Partito democratico non sarà la prima volta. Si era già candidato, perdendo, nel 1988 e nel 2008. Questa volta rischia che le sue idee, comprese quelle del passato, non siano più in linea con l’orientamento di una parte importante dell’elettorato democratico.

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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