Berlusconi

Venticinque anni fa (il 28 marzo 1994, per la precisione) Silvio Berlusconi vinceva le elezioni politiche nazionali, per poi diventare per la prima volta presidente del Consiglio. Anche se la sua prima esperienza di governo durò poco più di sei mesi, quel giorno aprì una nuova fase nella storia politica italiana.

Dopo quelle elezioni, infatti, dal sistema dei partiti che aveva caratterizzato il nostro Paese dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia passò a un sistema con due poli contrapposti, uno di centrodestra e uno di centrosinistra. Dalla Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, il Partito Socialista e gli altri si passò a Forza Italia di Berlusconi insieme alla Lega e ai post-fascisti da un lato e gli eredi dei comunisti e di altre forze di sinistra dall’altro.

Un bel racconto della discesa in politica di Berlusconi l’ha scritto Davide Maria De Luca sul Post, e lo trovate cliccando qui

A favorire il passaggio da un sistema a più partiti a uno con due poli era stata l’introduzione, nel 1993, di una nuova legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum, chiamata così dal nome del suo ideatore, Sergio Mattarella. Col tempo, il clima politico del Paese si sarebbe adeguato di conseguenza, con una divisione in due dell’elettorato tra chi era pro e chi era contro Berlusconi.

Per questo, per quelli della mia età (sono del 92), la politica è stata a lungo una scelta di campo. Con lui o contro di lui. Una scelta che ammetteva difficilmente posizioni mediane, e che non riguardava soltanto chi si avvicinava alla politica per la prima volta. Tutto il sistema politico ormai era plasmato dalla battaglia tra berlusconismo e antiberlusconismo, che ebbe come campo di battaglia soprattutto i mezzi d’informazione, principalmente giornali e televisioni e, solo nell’ultima fase, internet e i social network.

Oggi abbiamo probabilmente superato quella fase della nostra storia. Silvio Berlusconi non è più una figura centrale del dibattito politico, che vive ormai di altri protagonisti. Possono esserci molte idee diverse su cosa abbia messo la parola fine sull’era berlusconiana, la mia è che sia finita il 4 marzo 2018, giorno delle elezioni politiche dell’anno scorso, quando per la prima volta la Lega Nord ha preso più voti di Forza Italia, diventando il partito principale della coalizione di centrodestra.

Da quel giorno, la Lega (non più nord, ma nazionale) non ha fatto altro che crescere, diventando di gran lunga il primo partito del centrodestra italiano (i sondaggi oggi la danno stabilmente sopra il 30%) e marginalizzando Forza Italia, data sotto il 10% dei consensi.

Nel corso di quest’ultimo anno, il centrodestra italiano si è ridisegnato completamente, mantenendo il bacino elettorale storico ma con i rapporti di forza invertiti tra i due alleati di sempre. Questa, per me, è stata la fine politica di Berlusconi, un uomo che dal 1994 ha sempre guidato coalizioni piuttosto eterogenee, ma sempre in una posizione di chiara e indiscussa leadership.

Leadership che oggi esercita Matteo Salvini, che da segretario della Lega è riuscito a fare una cosa impensabile, fino a qualche anno fa: far sbarcare il suo partito anche nel sud del Paese. Salvini è un profilo politico diverso da quello di Berlusconi: ideologicamente più ancorato alla destra nazional-populista, più in linea con lo spirito dei tempi, che vede molti partiti conservatori e liberali in Europa e America spostarsi a destra.

È l’erede che Berlusconi avrebbe voluto? Probabilmente no.

Dopo di me, il nulla

Berlusconi è sceso in politica, diceva lui, per combattere il pericolo rappresentato dalla sinistra comunista, mettendo insieme il mondo cattolico e liberale. I suoi esordi sono dunque da leader moderato, anche se con una grossa contraddizione: l’alleanza con la destra post-fascista di Alleanza Nazionale (leader Gianfranco Fini) e la Lega Nord di Umberto Bossi, un partito che nasceva di fatto eversivo dal momento che si poneva come obiettivo la scissione dell’Italia settentrionale dal resto della penisola.

L’orientamento politico di Berlusconi è stato poi piuttosto ondivago, a metà tra il mondo moderato e quello più estremista, assorbito dai suoi alleati che l’avrebbero accompagnato per tutta la vita politica. Dall’immancabile apprezzamento per Mussolini che “ha fatto anche cose buone” che prima o poi qualsiasi politico di destra del nostro Paese pronuncia per contratto, a un atteggiamento oscillante verso l’Unione europea, passando per gli attacchi a organi dello Stato come la magistratura o a contro-poteri come la stampa.

Insomma, alla posa moderata si sono affiancati diversi tratti tipici del populismo, tanto che alcuni scienziati politici lo ritengono uno dei primi esempi di leadership populista: personalizzazione del potere, comunicazione diretta verso l’elettorato con sfruttamento, in questo caso, di un sistema mediatico di proprietà personale, retorica contro “i politici di professione”. Eccetera.

Questo suo modo di gestire il potere l’ha applicato anche in Forza Italia, sin dall’inizio una macchina al servizio del leader più che un partito, senza un vero dibattito democratico al suo interno. E senza la possibilità che emergessero nuove figure in grado di contendere la guida al fondatore.

Una caratteristica delle leadership populiste è che spesso non sopravvivono all’uscita di scena del capo carismatico, a meno che non riescano a strutturarsi meglio, in un processo che gli scienziati politici chiamano istituzionalizzazione del carisma. Forza Italia, almeno per il momento, non sembra riuscire ad andare oltre al carisma di Berlusconi. Qualsiasi ipotesi di successione è fallita negli anni (qualcuno ricorda Angelino Alfano?) e oggi il partito sembra seguire il declino del suo leader. I nomi di possibili nuovi leader ci sono, da Mara Carfagna al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e quello della Regione Liguria Giovanni Toti, ma per ora non occupano una posizione centrale nella scena politica.

L’era berlusoniana, per ora, non ha un erede.

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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