Corriere della Sera

Piccola postilla all’articolo di ieri, sul problema dell’obiettività nel giornalismo (che lascio qui sotto l’articolo, per chi se lo fosse perso).

Se Christopher Lasch avesse ragione, cioè se l’obiettività del giornalismo fosse un problema per la democrazia perché scoraggia il dibattito pubblico, dovremmo concluderne che il giornalismo italiano sarebbe di gran lunga migliore e più democratico di quello statunitense.

L’obiettività, infatti, è la divinità laica solo del giornalismo anglosassone e in particolare di quello americano. Il giornalismo mediterraneo e quello italiano in particolare, invece, ha sempre prodotto grandi quantità di organi di partito, d’opinione e di area politica ben definita, nonché un giornalismo che dava più importanza alla bella scrittura che all’esattezza dell’informazione riportata.

Il giornalismo italiano, dunque, è stato e in parte ancora è davvero un’estensione su carta del dibattito politico, quella cosa che per Lasch stimolava e arricchiva il dibattito pubblico senza che venisse mortificato dal giornalismo professionale.

Viva l’Unità del partito comunista, l’Avanti di quello socialista e il Giornale della famiglia Berluscono dunque, e abbasso il New York Times e il Washington Post. Pensarlo è perfettamente legittimo. Solo un appunto. Lasch dice che il dibattito pubblico non deve essere orientato dai giornalisti di professione, e passi. Ma se i giornali sono organi di partito o d’area politica chi impone i termini del dibattito? Il pubblico o i partiti e/o l’area politica di turno? A voi la risposta.

Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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