Trump Wall

Ve la ricordate la storia dello shutdown degli Stati Uniti, la chiusura di parte del Governo a causa del mancato accordo sulla costruzione del muro al confine con il Messico? Ebbene, ci sono delle novità. Dopo qualche settimana di tregua in cui sono riprese le attività governative, Camera e Senato hanno raggiunto un accordo: per la sicurezza al confine stanzieranno nel bilancio 2019 circa 1,3 miliardi di dollari.

Trump, che ne aveva chiesti più di cinque, ha detto che firmerà la legge per evitare un nuovo shutdown, ma ha detto anche di non essere soddisfatto di quanto deciso dal Congresso e che, per realizzare finalmente il muro, ha intenzione di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. In questo modo, potrebbe riuscire a realizzare quello che vuole senza il bisogno del voto favorevole del Congresso.

Dello shutdown e del muro avevo scritto anche nel numero della LoTletter di gennaio, che potete recuperare cliccando qui. Per ricevere, gratis, i numeri dei prossimi mesi potete iscrivervi qui.

Se Trump andrà fino in fondo (e pare abbia tutte le intenzioni di farlo) si tratterebbe di una mossa politica estrema, per quanto costituzionalmente legittima. Il Congresso, cioè uno dei tre poteri fondamentali di uno Stato, quello legislativo, verrebbe di fatto scavalcato e infatti diversi parlamentari anche repubblicani stanno protestando molto contro la scelta presidenziale.

Estrema si, ma non così infrequente: dal 1976 (anno dell’approvazione del National Emergencies Act) a oggi, lo stato d’emergenza è stato dichiarato cinquantotto volte e trentuno stati di emergenza sono ancora in corso. Quello che a molti non torna, questa volta, è la motivazione: davvero la costruzione del muro è un caso di sicurezza nazionale?

A deciderlo non sarà il dibattito politico, ma saranno i rigidi codici della legge. Scavalcato il Congresso, l’unico contrappeso al potere presidenziale rimane infatti il terzo potere, quello giudiziario. Ma vediamo meglio come funziona.

L’emergenza nazionale: come funziona

L’idea di fondo del National Emergencies Act, approvato nel 1976 sotto la presidenza Ford, è quella di fornire al Governo poteri speciali per rispondere velocemente alle emergenze.

Stabilito che esiste una seria e concreta minaccia alla sicurezza nazionale (che in questo caso, per l’Amministrazione Trump, sarebbe rappresentata dall’immigrazione dall’America centrale), il Presidente deve presentarsi formalmente al Congresso e richiedere l’attivazione dello stato d’emergenza, specificando quale delle centinaia disposizioni di legge previste dall’atto intenda attivare.

Il Congresso a questo punto potrebbe bocciare la dichiarazione d’emergenza, ma è molto complicato. Per farlo, infatti, deve approvare una risoluzione congiunta, che però (per decisione della Corte Suprema, nel 1983) ha bisogno della firma dello stesso presidente, come qualsiasi altra legge. Per superare il veto presidenziale servirebbe una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere, molto difficile da raggiungere.

Un ripassino

Secondo Elizabeth Goitein, un’esperta in materia consultata dal New York Times, in questo caso Trump potrebbe appellarsi a una di queste due disposizioni:

  1. Quella che permette al Segretario dell’esercito di reindirizzare uomini e risorse per supportare nella costruzione di opere civili o militari indispensabili per la difesa della nazione, a patto che siano autorizzate;
  2. O quella che consente al Segretario della difesa di intraprendere progetti militari non autorizzati espressamente dal Congresso ma indispensabili al supporto di attività militari, usando fondi federali stanziati per la difesa ma non indirizzati a usi specifici.

Sarebbe a questo punto, una volta indicata quale via si intende seguire per risolvere l’emergenza nazionale, che entrerebbe in gioco il balletto delle interpretazioni legislative. Sempre secondo quanto ipotizzato da Goitein, la Corte Suprema potrebbe, per esempio, contestare il fatto che un muro rientri tra le infrastrutture militari, nel caso l’amministrazione Trump decidesse di attivare la seconda disposizione.

Un altro ripassino…

Ma si tratta di ipotesi, gli stessi esperti ammettono che la materia è complessa anche perché non chiaramente regolamentata. A rigor di legge, non c’è nulla che dica cosa sia o non sia “emergenza nazionale”. Fino a oggi questo processo è stato attivato in casi come l’11 settembre o l’uragano Katrina, su cui non c’era stato grosso dibattito politico. È probabilmente la prima volta che un Presidente sceglie invece di applicarla su un punto politico controverso e divisivo come la costruzione del muro al confine con il Messico.

Da un punto di vista politico, molti fanno notare che la dichiarazione potrebbe diventare un precedente pericoloso. Se in futuro per un Presidente dovesse diventare normale ricorrere all’emergenza nazionale per imporre il proprio programma, il potere del Congresso ne uscirebbe ridimensionato.

Per Trump, invece, mettere sul tavolo l’emergenza nazionale è una mossa politica che può consentirgli di uscire dall’impasse in cui era finito dopo lo shutdown. Se gli va bene, realizzerà la sua più nota promessa, se gli va male avrà già pronto il piatto forte per la campagna elettorale del 2020, quando si giocherà la rielezione.

Cosa ne pensi?

Se hai considerazioni e pensieri o vuoi segnalare errori/imprecisioni presenti in questo articolo, scrivilo nei commenti.

Condividi!

Se questo articolo ti è stato utile per capire meglio qualcosa o ti è piaciuto, condividilo sui social o consiglialo a un amico, potrebbe essere utile o piacere anche a qualcun altro!

Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *