Container di latte

La protesta dei pastori sardi contro il prezzo troppo basso a cui viene acquistato il loro latte mi sembra di gran lunga la vicenda più importante e interessante di questi ultimi giorni. È una di quelle storie che consente di capire qualcosa in più, un pezzettino di realtà che racconta qualcosa del nostro sistema economico e alcuni dei suoi problemi.

Non so voi, ma io di pastorizia sarda e di funzionamento economico del comparto agricolo so molto poco. Ho provato a informarmi il meglio possibile negli ultimi giorni e la storia, per come l’ho capita io, è questa:

In Sardegna si produce tanto, tantissimo latte, che viene trasformato in moltissimo formaggio, soprattutto pecorino romano. Quasi tutte gli articoli che ho letto o le cose che ho ascoltato informano che la Sardegna produce da sola tanto formaggio quanto la Francia e la Spagna, il 70% del formaggio prodotto in Italia. Nella trasformazione da latte e formaggio, però, c’è un passaggio. Il latte, prodotto dai pastori, viene venduto ai cosiddetti trasformatori, cioè i caseifici che producono il formaggio.

È qui che arriva il problema: i caseifici pagano il latte solo 60 centesimi lordi al litro (a inizio 2018 erano 85), una cifra che non è sufficiente, dicono i pastori, a compensare i costi dell’attività. In pratica, i produttori spendono di più di quello che guadagnano. In questa singolare dinamica il prezzo della merce lo decide chi compra, perché, accusano i pastori, i caseifici – o almeno la maggior parte – si mettono d’accordo per offrire la stessa cifra, attuando quella pratica in teoria illecita chiamata cartello. Ai pastori, che naturalmente destinano all’esportazione gran parte di ciò che producono, non restano alternative. Per questo, anziché svenderlo, hanno scelto nelle ultime settimane di iniziare a versarlo per la strada come gesto di protesta.

C’è poi un’altra dinamica, che in questi ultimi giorni sta emergendo come vera radice del problema. Di pecorino sardo, l’anno scorso, se n’è prodotto troppo, pare di più delle quote in teoria in vigore per mantenere il mercato in equilibrio. Quando si producono quantità eccessive di un bene (e qui devo spolverare i miei ricordi di economia politica) il prezzo del bene tende ad abbassarsi, perché piuttosto che lasciarlo invenduto nei magazzini, si cerca di venderlo a un prezzo più basso, per recuperare almeno una parte dei soldi spesi per produrlo.

I produttori di pecorino romano (che si vende soprattutto in nord America) avrebbero fatto questo, e ora starebbero cercando di recuperare le perdite pagando meno la materia prima necessaria, mandando però in crisi un settore e per estensione una regione che vive di quello, o quasi. In Sardegna la pastorizia impiega in modo diretto e indiretto 100 mila persone e 18 mila aziende.

Sicuramente la questione è molto più complessa di così e su certi punti potrei essere stato impreciso, ma questa è l’idea che mi sono fatto della situazione.

Vi consiglio alcune letture che per me sono state utili a capirci qualcosa, se vi va di approfondire. Si parla di come si è arrivati a questo punto e di possibili soluzioni:

Gli industriali fanno cartello sul prezzo del latte, protesta choc dei pastori sardi: migliaia di litri versati in strada – HuffPost Italia

Gli industriali sforano sul pecorino (e incassano), lo Stato paga (e non sanziona). Il Governo promette soldi ai pastori sardi ma tace sulle colpe – HuffPost Italia

Latte: buone ragioni e pessime soluzioni – Strade Online

Ah, c’è anche questa puntata di “Tutta la città ne parla” di Rai Radio 3, in cui vengono intervistati esperti e persone direttamente coinvolte.

Per oggi mi fermo qui, l’argomento è interessante e mi ha scatenato diverse riflessioni, ma mi serve del tempo per metabolizzarle meglio e, magari, parlarvene in futuro. Intanto, spero che questo articolo sia utile a chi ha voglia di capire qualcosa di più senza avere magari grosse competenze nel settore.

Ciao e alla prossima!

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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