Insieme ai commenti sui vestiti e le acconciature dei partecipanti, un grande classico del mondo social è l’analisi sociopolitica del Festival di Sanremo. Chi frequenta Twitter sa di cosa parlo.

L’imprevista vittoria del giovane Mahmood di ieri sera ha scatenato due filoni di riflessioni. Uno, noiosissimo e banale, sulla carta d’identità del cantante, che ha la colpa di avere un genitore egiziano. L’altra, un pelo più interessante (ma poco) sul fatto che il voto popolare avrebbe fatto arrivare il ragazzo terzo, nettamente distaccato dal Volo e soprattutto Ultimo. Il verdetto è stato ribaltato dal voto delle giurie di esperti (non elette !1!!!1), che hanno consegnato al rapper una maggioranza bulgara consegnandogli la vittoria finale.

Il pigro commentatore della domenica vede in questa dinamica un segno dei tempi. Popolo (i televotanti) ed élite (le giurie) non riescono a mettersi d’accordo manco su Sanremo. L’infoiato vi vede la volontà della giuria di lanciare un messaggio politico favorevole all’accoglienza e all’integrazione, l’infoiato super sayan un complotto in piena regola.

Non so bene come chiudere questa chips. Forse ci starebbe il “giudicate voi” che un tempo Mentana diceva dopo i servizi del suo Tg. Anzi, facciamo uno strappo alla regola e parliamo delle canzoni*. Io il podio l’avrei fatto tutto diverso, le tre arrivate in fondo non mi dicono granché. Sul gradino più alto c’avrei messo Daniele Silvestri e Rancore, che han fatto una canzone di una potenza rara per il palco di Sanremo. Poi la Berté (sono popolo anch’io, cosa credi?) e forse Cristicchi.

Senza orchestra, che rende meglio

*Giudizio basato su una visione parziale, frammentata e poco attenta della manifestazione.

Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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