È cambiato il direttore del quotidiano la Repubblica, da Mario Calabresi si passa a Carlo Verdelli, e uno potrebbe dire chissenefrega, i giornali non li legge più nessuno, e invece è importante.

I quotidiani, vecchi, in crisi e tutto quello che volete, decidono ancora di cosa si parla e di cosa non si parla. Magari nessuno legge più i loro lunghi articoli per intero, magari ci fermiamo tutti ai titoli, ma tant’è e di quei titoli che discutiamo, è su quei titoli che ci formiamo opinioni e litighiamo con sconosciuti su Twitter. Molta di quella che viene definita informazione digitale nasce ancora dai vecchi e polverosi quotidiani di carta. Fake news comprese, come racconta Luca Sofri nel suo libro Notizie che non lo erano.

Quindi si, il cambio di direzione di un quotidiano va segnato tra gli eventi degni di nota. Tanto più nel caso dei giornali grossi, dove la scelta del direttore è mossa, oltre che da motivazioni di tipo aziendale, anche da fattori di tipo politico. Gli editori tendono a scegliere chi ritengono possano interpretare meglio il sentimento dei lettori nel momento storico corrente, chi ha la lettura della realtà più adatta per il proprio pubblico, chi ha agganci più solidi con il potere.

Prima di Calabresi, direttore di Repubblica era stato, per vent’anni, Ezio Mauro. Vent’anni (dal 1996 al 2016) coincidenti con la stagione del centrosinistra anti-berlusconiano, in cui il giornale si schierò su una linea molto battagliera. Nel 2016 si ritenne quella stagione conclusa e gli editori scelsero Calabresi, si diceva perché più adatto a interpretare il sentiment “renziano” della galassia progressista italiana. Ma si diceva, appunto, e io chiaramente non posso essere certo sia vero. Certo anche quella fase politica del centrosinistra sembra, se non conclusa, quantomeno in difficoltà.

Calabresi è stato direttore di Repubblica solo per tre anni. È stato l’unico direttorato breve nella storia del quotidiano, che prima di Mauro aveva avuto come direttore Eugenio Scalfari, dalla fondazione nel 1976 al 1996. Altri vent’anni. Il passaggio Scalfari – Mauro segnò il passaggio del giornale dalla prima repubblica all'(anti)berlusconismo, quello Mauro – Calabresi a una stagione in cui il centrosinistra ha senz’altro cambiato nemici. Verdelli, il nuovo direttore, è un giornalista esperto ma sconosciuto al grande pubblico, me compreso. Non proviene dall’interno di Repubblica, nel 2015 pare fosse tra i papabili a diventare direttore del Corriere della Sera. Se la sua direzione segnerà un cambio di passo nel giornale più importante della galassia progressista italiana, lo scopriremo nei prossimi mesi.

Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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