Solo il 22% degli americani pensa che bloccare parte dell’attività governativa per raggiungere un accordo politico sia una buona strategia. Per il 29% lo shutdown in corso (siamo arrivati al 28° giorno, è un record assoluto) è il problema più urgente che affrontano gli Stati Uniti in questo momento, a dicembre erano il 19%.

Con questi numeri, verrebbe da chiedersi perché nessuno salti su a dire che sarebbe il caso di trovare un compromesso, fosse anche solo per motivi di consenso. Trump continua a insistere sul muro al confine col Messico, anche se è chiaro che i democratici (tornati maggioranza alla Camera) non glielo concederanno mai.

Dall’altra parte, si sono concesse misure per migliorare la sicurezza al confine ma mai e poi mai i soldi necessari per costruire il muro, anche se i danni economici causati dallo shutdown superano ormai la cifra richiesta da Trump. In mezzo a questo fuoco incrociato, 800 mila dipendenti pubblici a casa senza stipendio da quasi un mese. Sono tanti.

Eppure, le rispettive posizioni sembrano allontanarsi ogni giorno che passa, con Trump e la democratica Nancy Pelosi che ora hanno iniziato a farsi i dispetti: la speaker della Camera ha chiesto al Presidente di rinunciare al discorso al Congresso sullo stato dell’unione, il Presidente ha negato alla speaker gli aerei militari per una serie di visite di Stato.

In questo momento storico, negli Stati Uniti, i due partiti hanno troppa paura di deludere i propri eserciti mostrandosi disponibili al compromesso col nemico per prendere insieme decisioni di buon senso, che sulla carta sarebbero gradite alla maggioranza dei loro concittadini.

Cosa che dice molto sul mondo della politica, ma anche sugli elettori.

Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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