Shutdown Stati Uniti

Alla fine di ogni anno, il Congresso degli Stati Uniti deve decidere come spendere i soldi del Governo federale per l’anno successivo. Una volta prodotta la legge di bilancio (appropriations bill) il Presidente deve firmarla per farla diventare operativa. 

In teoria l’appropriations bill annuale andrebbe approvato entro il 30 settembre di ogni anno, ma è possibile rinviare la data per l’approvazione alle settimane successive. Se nemmeno così il Congresso riesce a far passare la legge, si verifica il cosiddetto federal government shutdown, ovvero la sospensione di tutte le funzioni amministrative non indispensabili. Tradotto: migliaia di dipendenti pubblici lasciati a casa senza stipendio e servizi per i cittadini sospesi finché la legge non viene approvata.

È esattamente quello che sta accadendo in questo momento. Dalla mezzanotte del 22 dicembre 2018 una parte dei servizi pubblici degli Stati Uniti sono sospesi, principalmente perché il Presidente Donald Trump vorrebbe che nel bilancio del 2019 venissero introdotti 5,5 miliardi di dollari per la costruzione del famoso muro al confine con il Messico, mentre il Congresso (con la camera tornata a maggioranza democratica dopo le elezioni di metà mandato dello scorso novembre) non sembra disposto a finanziare la più nota promessa elettorale dell’attuale presidente. 

Avremo altre occasioni per parlare dello scontro tra poteri attualmente in atto negli Stati Uniti. In questo articolo, invece, ci concentriamo su come funziona nel dettaglio lo shutdown dei servizi pubblici, perché si verifica e cosa comporta. 

L’Antideficency act 

Il principio che sta alla base di tutto ciò è che negli Stati Uniti l’amministrazione pubblica federale non può spendere soldi senza l’approvazione del Congresso.

A fissare questa regola su carta è l’Antideficency act, votato nel 1884 e poi modificato varie volte, l’ultima nel 1982. Proprio questa sua ultima versione viene usata per giustificare legalmente gli shutdown che si sono verificati da allora a oggi. Il primo shutdown della storia americana si verificò nel 1976, sotto la presidenza Carter.

Nei primi anni gli shutdown non avevano effetti significativi, perché la legge non veniva applicata in modo rigoroso. Tra il 1980 e il 1981 il Procuratore generale (equivalente del nostro ministro della Giustizia) Benjamin Richard Civiletti stabilì invece un’interpretazione più rigorosa della legge, per cui senza l’approvazione del Congresso i servizi pubblici (tranne quelli legati alla sicurezza nazionale) si sarebbero dovuti sospendere in toto.

La legge rende operativo il comma 7 della sezione 9 del primo articolo della Costituzione statunitense, che conferisce al Congresso il fondamentale potere di borsa (power of the purse) cioè quello di stanziare i fondi per l’azione governativa:

No money should be drawn from the treasury, but in consequence of appropriations made by law.

Nessuna somma potrà esser pagata dal Tesoro se non in conseguenza di stanziamenti disposti con legge. 

A questo punto è necessario fare un passo indietro, per capire meglio di cosa stiamo parlando.

La Costituzione e i suoi pesi e contrappesi

I padri costituenti americani, nello scrivere la Costituzione, avevano in mente le monarchie europee come modello negativo da evitare. I potenti pesi e contrappesi (checks and balances) previsti dal testo servivano a evitare che il Presidente (una figura tra l’altro molto secondaria, all’inizio) diventasse un sovrano liberticida.

Il potere di borsa è uno di quei contrappesi, uno tra i più importanti. Serve a evitare che il Presidente decida in modo arbitrario come spendere i soldi dei contribuenti americani.

Il principio della separazione dei poteri, oggi scontato ma all’epoca rivoluzionario, veniva rispettato in modo radicale: il Presidente ha ben poco potere di intervenire sulle materie di competenza del Congresso, e viceversa. 

Cosa comporta questo per la questione dello shutdown di cui stiamo parlando? Che nelle regole scritte, nelle leggi e nella Costituzione, difficilmente si troveranno soluzioni alla crisi. Il Presidente non può, per esempio, imporsi d’autorità sul potere legislativo e costringerlo a trovare una soluzione.

Pensateci un attimo: in un Paese come l’Italia (ma non solo) il Governo ha molte più possibilità di “forzare” il procedimento legislativo e il dibattito parlamentare, per esempio ponendo la questione di fiducia sui propri provvedimenti.

Negli Stati Uniti sarebbe impensabile. I diversi poteri conservano più gelosamente le proprie prerogative, e se questo da un lato è apprezzabile, dall’altro rende più facile la paralisi del sistema. Se due corpi dello Stato hanno idee diverse, non si sa quale debba prevalere.

Come ha scritto il prof. Arnaldo Testi La crisi dello shutdown non ha soluzione costituzionale. Ma allora dov’è, la soluzione, se non nelle leggi scritte? È (sarebbe) in quelle non-scritte, quelle della politica e del compromesso. Guai in vista.

Negli Usa la politica non sa più mettersi d’accordo

In questo momento storico i due partiti americani, ma anche gli stessi corpi dello Stato, sembrano incapaci di mettersi d’accordo. E quando manca questa capacità, come abbiamo visto, è molto facile che un sistema come quello americano si blocchi.

Democratici e repubblicani hanno due programmi molto diversi, inconciliabili, e negli ultimi anni si stanno entrambi radicalizzando, verso sinistra e verso destra. Inoltre, entrambi sembrerebbero essere disposti molto più che in passato a usare strumenti pensati per casi d’emergenza come normali armi di confronto politico.

È noto, per esempio, come il Partito repubblicano abbia fatto ostruzionismo selvaggio al programma di Barack Obama, a cui (per esempio) il Congresso ha impedito di nominare un giudice della Corte Suprema, nonostante sarebbe stato suo compito farlo. I repubblicani non hanno voluto accettare una nomina fatta da un Presidente di segno politico opposto, in sfregio a quello spirito di bipartisanship che anima la politica americana in momenti meno “polarizzati”.

Allo stesso modo, i democratici hanno fatto ostruzionismo al Senato al progetto di budget pensato dai repubblicani e dalla Casa Bianca e ora che hanno riconquistato la maggioranza alla Camera dopo le elezioni di metà mandato di novembre avranno più mezzi per ostacolare l’agenda di Trump e dei repubblicani di qui al 2020, quando ci saranno le nuove elezioni presidenziali.

Probabilmente i padri costituenti non pensavano che strumenti pensati per garantire le libertà repubblicane venissero usati con questa disinvoltura. La Repubblica che avevano in mente era chiaramente più consensuale. Eppure dovevano aver percepito il pericolo se il primo presidente George Washington sentì il bisogno di mettere in guardia contro le eccessive divisioni tra i partiti, rimanendo lui stesso figura sulla carta neutrale. Chissà cosa direbbe oggi.

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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