Books

Da qualche anno ho l’abitudine di segnarmi su un foglio i libri che leggo. Non ricordo esattamente perché ho cominciato a farlo – devo essermi fidato di un articolo che diceva fosse una buona idea – ma è una pratica interessante, che mi consente di mappare i miei interessi, vedere come si evolvono nel tempo.Raccontarvi i libri che ho letto nel 2018 è quindi per me un po’ il modo di svelarvi i miei attrezzi del mestiere, le fonti delle idee che poi cerco di tradurre in articoli e contenuti per LoT.

Cosa ho letto, quindi, negli ultimi 12 mesi? Questo:

(Lo so, la foto non è delle migliori, ma mi piaceva l’idea di mostrarvi il foglio originale 🙂 )

Come sempre, alcuni libri sono stati belli, altri molto belli e altri ancora lo sono stati meno. Qui vi parlo solo dei migliori, o di quelli in qualche modo importanti, cominciando dai saggi.

Cinquanta sfumature di politica

Tra i saggi (quelli che nel foglio sono sotto la colonna “altro”) il libro che più mi ha colpito nel 2018 è stato la Teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura, di cui avevo già parlato in questo articolo.

Se il libro di Ventura mi ha colpito così tanto è perché parla esattamente di me, di una parte della mia generazione creativa e iper-istruita, che però fatica a trovare un posto nel mondo all’altezza delle proprie aspirazioni. Da qui il disagio di cui si parla nel titolo.Le radici del disagio sono – secondo Ventura – in fenomeni ampi come l’esaurimento della forza propulsiva del capitalismo nato dalle rivoluzioni industriali.

Ma se il libro ha avuto il successo che ha avuto credo sia stato soprattutto per la sua capacità di fotografare una situazione in cui tanti si sono ritrovati con un’esattezza quasi inquietante. Ne riparleremo.

Se la Teoria della classe disagiata è stata la lettura che più mi ha sorpreso e colpito l’anno scorso, il libro più importante che ho letto è stato senza dubbio La fine della storia e l’ultimo uomo di Francis Fukuyama. È un libro che si può definire storico, per un certo periodo visto come il manifesto del trionfo del modello politico occidentale. L’idea su cui si fonda è infatti che la democrazia liberale si sarebbe imposta in tutto il mondo, almeno nel lungo periodo.

La fine della storia è anche un libro che ha subito critiche feroci sin dalla pubblicazione (primi anni ’90) e che oggi ha probabilmente più detrattori che sostenitori, visto il momento che stanno attraversando le nostre democrazie. Anche io, nel mio piccolo, avevo scritto qualcosa al riguardo:

Collegati allo stesso argomento sono Il secolo greve-Alle origini del disordine mondiale di Mattia Ferraresi (di cui ho scritto una recensione per la rivista Pandora), Popolo vs democrazia-Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale di Yascha Mounk e l’interessante ma controverso La ribellione delle élite, su cui ho da tempo in programma di scrivere qualcosa su LoT.

Un altro importante filone delle mie letture del 2018 è stata la geopolitica. Molto bello e consigliatissimo Le 10 mappe che spiegano il mondo di Tim Marshall, che traccia in modo semplice e avvincente un quadro complessivo della situazione mondiale, mentre Cina globale di Simone Pieranni (anche questo recensito su Pandora) racconta la proiezione mondiale di uno dei Paesi più influenti in questo momento storico.

Importantissimo, per me, è stato poi Artico-La battaglia per il grande nord di Marzio G. Mian, forse l’unica fonte italiana su questo argomento a cui, come sapete, tengo molto.

In definitiva sono molto contento dei saggi che ho letto nel 2018. Qualcuno mi ha fatto notare che ho letto quasi solo cose di politica (ma chi l’avrebbe mai detto!), e scorrendo la lista in effetti non è del tutto una bugia. Un buon proposito che mi prendo per il 2019 è provare a leggere anche di altri argomenti. Ampliare gli orizzonti. Ci risentiamo tra 12 mesi.

Prima di salutarci, però, un rapido giro tra i romanzi.

Un 2018 a tinte gialle

Nel 2018 ho involontariamente letto molti gialli, un genere che di solito non consideravo tra i miei preferiti. I migliori sono stati i due che ho letto di Fred Vargas (ma esistono libri brutti di Vargas? io non ne ho ancora trovati): Il morso della reclusa e il più vecchio L’uomo a rovescio.

In assoluto i due romanzi che ho letto l’anno scorso e che vi consiglierei sono Golden hill di Francis Spufford e La svastica sul sole di Philip K. Dick, libro che avevo letto alle superiori e che ho riscoperto.

C’è posto ancora per qualcosa? Si, una mezza delusione, il romanzo-inchiesta di Emmanuel Carrère sulla cristianità: Il regno. L’argomento (la nascita e la diffusione del messaggio cristiano da un punto di vista storico) è senz’altro interessante, il modo in cui è scritto lo definirei invece irritante, per quanto scorrevole.L’intreccio tra la vita personale dell’autore e i fatti narrati funziona e non funziona.

Quel modo di scrivere alla prima persona singolare che qualche anno fa mi aveva entusiasmato in Limonov  questa volta in qualche passaggio mi ha dato più l’idea di un voler diluire una minestra che sarebbe stata più saporita se più concentrata. Carrère ti spiega esattamente perché ha voluto scrivere questo e quello, svela al pubblico il suo processo creativo, e la cosa è interessante. Qualche volta, però, nel Regno esagera, almeno secondo me.

E questo è quanto. Se ti interessa sapere qualcosa di più sui romanzi che leggo (di cui non parlo spesso qui sul blog) puoi seguirmi su Instagram, dove a volte pubblico foto, impressioni e mini-recensioni delle mie letture.

A presto!

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

2 Replies to “Cose che ho letto nel 2018

  1. Ciao Luca, complimenti per l’articolo, bravo! Cosa ci consiglieresti per il 2019? Un saggio che assolutamente non va perso? E un romanzo?

    1. Ciao Antonio, grazie!
      Tra i romanzi in questo momento mi incuriosisce molto M di Antonio Scurati, il romanzo storico su Mussolini che mi hanno regalato a Natale e inizierò a leggere a breve, ne ho sentito parlare molto bene!
      Per quel che riguarda i saggi non saprei, molto difficile dirlo prima di averli letti. Tra quelli che ho letto e di cui parlo in questo articolo direi la Teoria della classe disagiata come lettura “semplice” (relativamente) e La fine della storia come lettura più impegnativa. Come libro “antagonista” alla Fine della storia di solito indicano “Lo scontro delle civiltà” di Samuel Hungtington, che viene scritto nello stesso periodo (il mondo dopo la caduta del muro di Berlino) ma arriva a conclusioni opposte. È un libro che sicuramente leggerò, prima o poi.
      Grazie mille e a presto!

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