Trump e Conte

Un articolo per salutarci e darci appuntamento al 2019, anno in cui succederanno tante cose e tante cose cambieranno (a cominciare da questo blog, ma ve ne parlerò meglio nei prossimi giorni).

Giuseppe Conte, l’uomo dell’anno (per me)

La prima faccia che mi viene in mente se penso all’anno che sta finendo è quella del nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte, qui in copertina insieme al presidente Donald Trump, che nei suoi confronti ha speso in più occasioni parole al miele.

Spesso sottovalutato, Conte è considerato quando va bene un mediatore tra le due anime del governo italiano e quando va male un pupazzo nelle mani dei due veri leader politici Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Epperò Conte è un simbolo potente della nostra epoca, è lo svuotamento del ruolo del politico (come Trump, d’altronde), l’uomo comune nelle stanze del potere, l’uno vale uno antica promessa del Movimento Cinque Stelle.

Parliamo comunque di un professore universitario, è vero, ma pur sempre di un uomo che ha iniziato il 2018 da perfetto sconosciuto e l’ha finito trattando la manovra di bilancio del governo italiano con i vertici dell’Unione europea. Anche questo vorrà pur dire qualcosa.

Nell’antica Roma chi voleva intraprendere la carriera pubblica seguiva il cosiddetto cursus honorum: iniziava con piccoli incarichi e poi, se era bravo o conosceva le persone giuste, saliva i vari gradini delle istituzioni della Repubblica. Ancora nel ‘900 i partiti decidevano chi andava avanti e chi no: iniziavi da consigliere comunale e poi, se eri bravo o conoscevi le persone giuste, diventavi deputato o senatore, poi, se eri molto bravo o conoscevi le persone molto giuste magari persino ministro. E così via. 

Molto di tutto questo non esiste più, e non da quest’anno, ma Giuseppe Conte ne è una manifestazione spettacolare. Argomento senza dubbio da approfondire.

Quindi, i politici non esistono più? Non proprio. Matteo Salvini è un politico al 100% ed è percepito come il vero uomo forte del governo italiano. Nel 2018 ha ottenuto un gran risultato alle elezioni di marzo e poi ha reso la Lega il primo partito nelle intenzioni di voto degli italiani, almeno stando ai sondaggi. Secondo l’importante rivista Politico è il politico europeo dell’anno. Ha dimostrato che avere esperienza politica e il supporto di un partito di professionisti della politica fa tutta la differenza del mondo.

Il ritorno del populismo, che in realtà non se n’era mai andato

Nel 2017 Emmanuel Macron veniva eletto Presidente della Repubblica francese e Angela Merkel, pur con qualche appannamento, veniva confermata cancelliera alla guida della solita vecchia coalizione tra i partiti tedeschi tradizionali. 

Qualcuno, probabilmente un po’ incautamente, vide in questi segnali una certa ritirata del cosiddetto populismo, il segnale che il sistema in qualche modo tiene.

Il 2018 ha ribaltato nuovamente l’immaginario, e Salvini politico europeo dell’anno è lì a dimostrarlo. In Germania il partito di Merkel ha subito importanti sconfitte regionali e la Cancelliera ha annunciato che questo sarà il suo ultimi giro di giostra come capo sia del partito che del governo. L’anno di Macron è stato una catastrofe continua, conclusa con la rivolta dei gillet gialli e una popolarità bassissima. Per non parlare dell’Italia, dove le elezioni del 4 marzo sono state un ribaltone storico e un successo (non) sorprendente delle forze considerate populiste.

Comunque la si pensi, un fatto è lì, chiaro come il sole. La democrazia sta cambiando:

https://doppiaelle.it/2018/06/20/democrazia-populismo-cambiamento/

È vero: Trump ha perso le elezioni di metà mandato e il governo britannico sta mostrando piuttosto chiaramente che razza di pasticcio sia la Brexit. 

Ma la rivolta dell’elettore c’è, chiara e palese, ed è stato quantomeno avventato pensare che il 2016 di Trump e Brexit fosse stata una parentesi da cui saremo usciti presto.

Il 2018 ha dato qualche segnale della direzione che sta prendendo la storia, il 2019 ne darà altri, anche quelli, manco a dirlo, cruciali.

Un assaggio di quello che ci aspetta

Nel 2019 ci saranno soprattutto, a maggio, le elezioni europee, campo di battagli finale tra le forze politiche favorevoli al mantenimento dello status quo o a un allargamento dell’integrazione europea e quelle che invece dicono di non voler più la disgregazione dell’euro o persino dell’Unione ma semplicemente un recupero dei poteri nazionali degli Stati. Comunque andrà, il cambiamento sarà importante e a prescindere da chi vinca queste due macro tendenze si influenzeranno a vicenda.

Negli Stati Uniti nel 2019 non si vota, ma senza dubbio inizierà la campagna elettorale per il 2020, quando Trump cercherà di vincere un secondo mandato. Nei prossimi mesi assisteremo soprattutto alle primarie del partito democratico per scegliere chi sarà il suo sfidante e sarà senz’altro una cosa interessante da raccontare.

Nel 2019, poi, si voterà per le presidenziali in India e in Ucraina e succederanno tante altre cose che in questo momento non possiamo prevedere.

Altre cose successe quest’anno

Altre cose che sono successe di cui non ho ancora parlato o di cui magari non scrivo tanto sul blog, ma che sono state importanti per avere un quadro:

  • Kim Jonj-un, dopo aver minacciato a lungo l’uso della bomba atomica, ha aperto alla Corea del Sud prima e agli Stati Uniti poi, incontrando prima il collega del sud Moon Jae-in e poi lo stesso Trump, in un incontro storico;
  • Gli Stati Uniti sono usciti dall’accordo sul nucleare con l’Iran (firmato anche dall’Unione europea) riacutizzando le tensioni con Teheran;
  • È cresciuta anche la tensione tra Washington e la Cina, con l’imposizione di dazi e contro-dazi sulle importazioni. Si teme la guerra commerciale;
  • Si è cercato, finora senza successo, di porre fine al caos in Libia. La Conferenza di Palermo organizzata per farlo è stata descritta dai più come un sostanziale fallimento, al pari dei tentativi precedenti;
  • In Siria, dal 2011, sono morte tra le 250 e le 500 mila persone, a seconda delle stime. In Yemen, dal 2015, quasi 20 mila, ma l’uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi da parte del regime saudita potrebbe spingere gli Stati Uniti a ritirare l’appoggio a Riad nel conflitto. Per Trump, comunque, l’Arabia Saudita rimane un alleato importante di Washington;
  • Recep Tayyip Erdogan è stato confermato presidente della Turchia;
  • Blair Bolsonaro è stato eletto nuovo presidente del Brasile;
  • In Svezia, patria simbolo del modello socialdemocratico del nord europa, i socialdemocratici di Lofven hanno vinto le elezioni, ma c’è stata un’importante avanzata dei democratici svedesi, di estrema destra (a proposito di populismo).

E tanto altro.

Auguri di buon Natale e buone feste, ci vediamo nel 2019.

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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