Ue Weber

L’Unione europea non se la sta passando bene. Il Regno Unito sta trattando un faticoso processo di separazione, la Commissione ha raccomandato l’avvio della procedura d’infrazione contro l’Italia per gravi violazioni delle regole sul deficit (qui è spiegato meglio), contro la Polonia è scattata la procedura per violazione dello stato di diritto e lo stesso potrebbe succedere con l’Ungheria. Tutte cose che, solo fino a pochi anni fa, si credeva non sarebbero mai successe (soprattutto l’uscita di un Paese membro e i passi indietro sullo stato di diritto) e che invece si sono verificate piuttosto rapidamente, spinte anche da un’ondata di insofferenza verso l’Unione e i valori che rappresenta.

Mentre scrivevo l’articolo sul potere e l’autorità secondo Max Weber (che potete recuperare qui) mi è venuto in mente che il pensiero del sociologo tedesco su questi temi potrebbe tornarci utile per interpretare alcuni aspetti di questa lunga e complessa crisi europea. Vediamo dove ci porta, questo viaggio tra storia del pensiero e attualità.

Quale potere?

Potere e autorità secondo Max Weber

Weber definisce il potere come la capacità di far valere la propria volontà anche a fronte di un’opposizione. Distingue poi due tipi di potere: la potenza, cioè la semplice capacità del più forte di imporsi sul più debole anche con l’uso della forza, e il potere legittimo, che si ha quando i sottoposti riconoscono a chi esercita il potere l’autorità per farlo.

È evidente che, in questo caso, il primo tipo di potere non è contemplato: presumibilmente l’Unione europea non ci invaderà coi carri armati per eccesso di spesa in deficit. Il problema sta dunque nella crisi di legittimità del potere europeo. Fino a ieri grossomodo chi entrava a far parte dell’Unione lo faceva perché ne riconosceva i vantaggi, e per questo accettava la propria parziale cessione di sovranità (cioè capacità di decidere in maniera autonoma, cioè potere) a un organismo sovranazionale.

Oggi fette consistenti di opinione pubblica riconoscono meno di prima tale autorità all’Unione europea, e lo stesso vale per i governi di alcuni Paesi membri. I motivi sono tanti e complessi, e possono essere dettati da dissensi sulla linea economica (come nel caso dell’Italia) o per motivi culturali e identitari, come nel caso di Ungheria e Polonia, a cui invece non sfuggono i vantaggi economici dell’appartenenza all’Europa unita.

Ripassone sulle principali istituzioni europee:
La Commissione;
Il Parlamento;
I due Consigli.

Non è di sicuro la prima volta che un potere costituito vive una crisi di legittimità. Ma, a differenza di uno Stato qualsiasi, l’Unione europea non può usare la forza per sedare la rivolta, nemmeno nel momento in cui fosse messa in pericolo la sua stessa esistenza o integrità territoriale, come abbiamo visto in occasione della Brexit. In un caso analogo, nessuno stato pienamente sovrano accetterebbe di privarsi di una fetta di territorio con una procedura legislativa avviata dal risultato di un referendum consultivo. L’Unione europea invece non ha potuto fare altro che accettarlo.

L’Unione europea è inoltre priva di una vera potenza intesa come la intende Weber anche perché non ha ciò che fonda l’autorità di uno Stato: il monopolio della forza. Fino a oggi l’Unione europea ha fondato la propria autorità solo e soltanto sul consenso dei propri membri. L’Ue è in effetti il primo caso di soggetto politico di questa portata che nasce in modo pacifico in un mondo in cui, come disse il Cancelliere dell’unificazione tedesca Otto von Bismark, le nazioni si fondavano col ferro e col sangue. Oggi che quel consenso sta diminuendo rispetto al passato, l’Europa è parzialmente disarmata.

Quale autorità?

Juncker
L’attuale presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, Credits: European People’s Party, Flickr

Per Weber l’autorità è ciò che concede il diritto di comandare, cioè di esercitare il potere, e ne individua tre diversi tipi:

  • Autorità tradizionale: il governo che si esercita per tradizione, perché è sempre esistito in un certo modo. Il classico esempio è l’autorità delle famiglie reali nelle monarchie, dove il potere è trasmesso per via ereditaria;
  • Autorità carismatica: in questo caso il potere è esercitato da una figura a cui vengono riconosciute doti straordinarie. Non serve che il capo carismatico sia davvero una persona sopra la media, l’importante è che queste sue doti siano riconosciute dai seguaci. Nel corso della storia, singole figure carismatiche come Gandhi o Hitler sono emerse in momenti storici di difficoltà. Il problema di questo tipo di autorità è che non sopravvive mai al leader di turno: o scompare insieme a lui oppure viene “inquadrata” in una struttura come ad esempio un partito politico che si ispira al leader, ma a quel punto non è più un’autorità di tipo carismatico e si parla di routinizzazione del carisma;
  • Autorità legale-razionale: questo tipo di autorità viene riconosciuta al ruolo e non, come nel potere di tipo carismatico, alla persona. Semplificando, possiamo dire che in Italia obbediamo al presidente del Consiglio in quanto tale, non a Giuseppe Conte, Matteo Renzi o Silvio Berlusconi. Questo tipo di potere si legittima tramite le procedure. Il Governo, in altre parole, è legittimo perché nato dall’applicazione di regole (come la legge elettorale), non per tradizione o le doti straordinarie dei propri membri. Nelle democrazie parlamentari, per esempio, il popolo elegge il Parlamento, che a sua volta elegge il Governo. In una repubblica presidenziale, invece, il popolo vota direttamente il proprio Presidente e così via.

I tre tipi di autorità descritti da Weber sono idealtipi (tipi ideali), significa che non esistono in forma pura, nessun potere è solamente tradizionale, solamente carismatico o solamente legale-razionale. Eppure il tipo di autorità che legittima il potere esercitato dall’Unione europea è (quasi) esclusivamente di tipo legale-razionale, cioè fondata su procedimenti codificati. Anche piuttosto complicati, possiamo aggiungere. Non è di sicuro di tipo tradizionale (anzi viene visto più come tradizionale il potere degli Stati) né carismatico: lo stereotipo del politico europeo è quello del grigio burocrate attento solo a numeri e bilanci, non del leader che infiamma le piazze.

Un dissenso che non era previsto

Un potere che si fonda su questo tipo di autorità funziona solo fino a quando tutti sono d’accordo sulle procedure. Se si incrina il consenso, come sta succedendo in questo momento storico, va in crisi tutta l’impalcatura e l’Unione europea sembra sprovvista di risposte politiche che non siano…altre procedure.

Il punto è che l’Unione europea non aveva previsto dissidi di questa portata. L’ha ammesso recentemente l’attuale presidente della Commissione Jean Claude Juncker, che mai – a suo dire – si sarebbe aspettato di dover attivare l’articolo 50 del trattato di Lisbona (quello che regola l’uscita di un Paese membro) o il 7, quello che sanziona i Governi che promulgano leggi contrarie al principio della separazione dei poteri. Articoli del codice europeo pensati per casi limite, per non essere applicati mai. E invece applicati entrambi, a distanza di pochi mesi.

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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