Potere politico

Istintivamente, sappiamo tutti cosa sia il potere in politica, ma se proviamo a definirlo, beh, la cosa si complica notevolmente. Tra i tanti che ci hanno provato, a dare una definizione precisa di potere, è impossibile non citare Max Weber, studioso tedesco vissuto tra il 1864 e il 1920 in cui si sono senz’altro imbattuti tutti gli studenti di scienze politiche che stanno leggendo questo articolo.

Weber è oggi considerato (insieme a Marx e Durkheim) il padre della sociologia, e nel libro Economia e società scrisse che:

Il potere è la possibilità che un individuo, agendo nell’ambito di una relazione sociale, faccia valere la propria volontà anche di fronte a un’opposizione.

In questa definizione piuttosto basilare di potere troviamo già alcuni elementi interessanti. Intanto, Weber ci dice che per lui il potere è una questione di relazioni tra individui e non un bene materiale come la ricchezza, che le persone hanno oppure no. Approfondendo l’argomento, il sociologo distingue poi tra due diverse forme di potere:

  • La potenza, che si riferisce alla generica capacità del soggetto più forte impone la propria volontà a quello più debole;
  • Il potere legittimo, cioè quello in cui i sottoposti si comportano in un certo modo non perché costretti ma perché riconoscono, per un motivo o per l’altro, il diritto di comandare dei superiori.

Il diritto di comandare, per Weber, si chiama autorità.

Weber
Max Weber. Credits Wikimedia Commons

I tre tipi di autorità: tradizionale, carismatica e razionale

L’autorità è, per Weber, il potere legittimato, cioè quel potere che si esercita perché riconosciuto legittimo dai sottoposti, che obbediscono agli ordini provenienti dall’alto come se avessero voluto loro stessi, in prima persona, compiere quell’azione. Il classico esempio sono le tasse: la maggior parte delle persone che le pagano non lo farebbe spontaneamente, ma riconosce l’autorità dello Stato a prendersi una parte dei propri guadagni aspettandosi in cambio la realizzazione di servizi utili a tutti.

Bonus: l’idea di potere come strumento nelle mani del governo per realizzare il bene comune (anche tramite la raccolta delle tasse) è molto presente in studiosi come Talcott Parsons o Hannah Arendt. Altri pongono maggiormente l’accento sulla capacità di imporre la propria idea di quali siano le priorità di una società.

Weber, sempre nell’opera Economia e società, individua tre diversi idealtipi di autorità, cioè tre diversi modi in cui il potere può legittimarsi. Idealtipo significa che nessuno dei tre modelli esiste in natura in forma pura. Nella realtà è più probabile trovare tipi di autorità che mischiano elementi di tutti e tre i tipi ideali:

  • Autorità tradizionale: il governo che si esercita per tradizione, perché è sempre esistito in un certo modo. Il classico esempio è l’autorità delle famiglie reali nelle monarchie, dove il potere è trasmesso per via ereditaria;
  • Autorità carismatica: in questo caso il potere è esercitato da una figura a cui vengono riconosciute doti straordinarie. Non serve che il capo carismatico sia davvero una persona sopra la media, l’importante è che queste sue doti siano riconosciute dai seguaci. Nel corso della storia, singole figure carismatiche come Gandhi o Hitler sono emerse in momenti storici di difficoltà. Il problema di questo tipo di autorità è che non sopravvive mai al leader di turno: o scompare insieme a lui oppure viene “inquadrata” in una struttura come ad esempio un partito politico che si ispira al leader, ma a quel punto non è più un’autorità di tipo carismatico e si parla di routinizzazione del carisma;
  • Autorità legale-razionale: questo tipo di autorità viene riconosciuta al ruolo e non, come nel potere di tipo carismatico, alla persona. Semplificando, possiamo dire che in Italia obbediamo al presidente del Consiglio in quanto tale, non a Giuseppe Conte, Matteo Renzi o Silvio Berlusconi. Questo tipo di potere si legittima tramite le procedure. Il Governo, in altre parole, è legittimo perché nato dall’applicazione di regole (come la legge elettorale), non per tradizione o le doti straordinarie dei propri membri. Nelle democrazie parlamentari, per esempio, il popolo elegge il Parlamento, che a sua volta elegge il Governo. In una repubblica presidenziale, invece, il popolo vota direttamente il proprio Presidente e così via.

Weber individua nell’autorità di tipo legale-razionale la modalità di legittimazione del potere tipica della modernità. Oggi, in effetti, in quasi tutti i Paesi del mondo chi governa lo fa in quanto legittimato da una qualche procedura (in genere, un’elezione) ma elementi come il carisma individuale del leader continuano a giocare un ruolo significativo nella lotta per il consenso e quindi il potere. Tanto più di questi tempi, in cui si fa un gran parlare di populismo.

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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