Aristotele e Platone

Il dibattito sulle forme di governo, cioè su come organizzare comunità politiche ampie, interessa l’uomo sin dai tempi dell’antica Grecia. È lì, tra il quinto e il quarto secolo avanti cristo, che i primi filosofi hanno iniziato a riflettere sull’argomento, creando di fatto le basi del pensiero politico occidentale.

Le classificazioni delle forme di governo che più sono sopravvissute ai secoli sono quelle di Platone e Aristotele. Entrambi compresero che il governo poteva essere di uno, di pochi o di molti, ed entrambi teorizzarono che, per ognuna di queste possibilità, esistesse la forma buona e quella corrotta. Al di là dei tanti punti in comune, tra le idee dei due filosofi c’erano però anche importanti differenze e diversa era l’idea su quale fosse la forma di governo più giusta.

Prima di vederle più nel dettaglio, un’importante premessa. Ai giorni nostri gli studiosi tendono a distinguere tra classificazione delle forme di governo (come il potere viene esercitato) dalle forme di stato, cioè gli studi sulla natura stessa dello stato e dei suoi rapporti con i cittadini (stato democratico o autocratico / repubblica o monarchia eccetera). Gli antichi greci non facevano questo tipo di distinzione, semplicemente perché non esisteva l’idea di Stato come la intendiamo noi. In effetti, più che di forme di stato o di governo parlavano di costituzioni, che i due filosofi osservavano e studiavano nelle numerose città-stato indipendenti (polis) che formavano l’antica Grecia. Le riflessioni di Platone e Aristotele riguardavano dunque il dominio politico in generale, sia la sua organizzazione che la sua natura.

Ripassone su alcune forme di governo dei giorni nostri:
La democrazia parlamentare;
La repubblica presidenziale.

Statua di Platone
Credits Wikipedia

Platone

Per Platone quando a governare è una persona sola si parla di monarchia, quando governano in pochi di aristocrazia e in molti di democrazia. Le forme corrotte corrispondenti sono invece la tirannia, l’oligarchia e la democrazia quando questa non è regolata da leggi.

Nelle opere di Platone (in particolare nel Politico e nella Repubblica) si individuano due criteri per distinguere le costituzioni buone da quelle degenerate

  1. Il rispetto o meno delle leggi;
  2. La saggezza dei governanti.

Tra le forme di governo giuste, secondo Platone, la monarchia sarebbe la più desiderabile. È quando il sovrano non si sente più vincolato dalle leggi che la monarchia diventa tirannide. È un concetto estremamente moderno per l’epoca in cui veniva espresso. La sottomissione di tutti, compreso il re, alla legge, è un’idea che si imporrà nel mondo occidentale con il superamento delle monarchie assolute e l’arrivo di quelle costituzionali, che in Inghilterra avviene con le rivoluzioni del 1600. Platone c’era arrivato con una ventina di secoli d’anticipo. Per lui, il massimo della libertà derivato dall’assenza di leggi degenera facilmente nell’anarchia, che a sua volta portava un nuovo e più opprimente dispotismo.

Nella Repubblica Platone introduce invece l’idea del re-filosofo ovvero di colui che governa perché più saggio degli altri. Per lui, questa sarebbe la forma di governo ideale. Il sovrano in questo caso può essere uno solo o un’assemblea, a patto che anche i membri di questa siano filosofi.

Bonus: nel famoso “mito della caverna” di Platone, solo colui che esce dalla grotta e vede la realtà del mondo è realmente saggio, mentre chi resta all’interno è condannato a vedere solo l’ombra delle cose riflessa sulle pareti. Nella Repubblica ideale, colui che vede il mondo è il sovrano.

Statua di Aristotele
Credits Wikipedia

Aristotele

La classificazione delle costituzioni operata da Platone verrà perfezionata da Aristotele, suo allievo. In effetti, la Politica di Aristotele viene considerata la più importante opera dell’antichità sulla classificazione delle forme di governo.

Aristotele studiò dettagliatamente le diverse forme di governo delle diverse polis e le suddivise come Platone sulla base del numero dei governanti: monarchia, aristocrazia e politéia. Le forme degenerate sono la tirannide, l’oligarchia e la democrazia (che alcuni traducono in oclocrazia).

Se i nomi delle diverse costituzioni sono simili a quelli di Platone (a parte il fatto che, qui, democrazia ha solo valenza negativa) diverso e più sottile è il criterio per classificare le forme buone da quelle corrotte. Le prime sono quelle in cui i governanti agiscono per il bene comune, le seconde quelle in cui sono mossi solo da fini personali. Oligarchia vuol dire appunto “governo dei ricchi”, che è ben diverso dall’aristocrazia, cioè il “governo dei migliori”. Nel primo caso, i pochi governano per aumentare le proprie ricchezze, nel secondo mettono a disposizione della polis la propria saggezza. Allo stesso modo mentre politéia vuol dire “governo dei molti”, con democrazia si intende qui “governo del popolo”, cioè dei poveri, che per Aristotele userebbero il potere solo per il proprio interesse.

L’idea per cui le costituzioni debbano, per essere giuste e virtuose, perseguire il bene comune nasce dalla famosa definizione aristotelica dell’uomo come “animale sociale”, cioè animale che, a differenza delle bestie, è spinto naturalmente a cercare la collaborazione con i propri simili.

Un naturale scetticismo per la democrazia

Sentiamo spesso definire l’antica Grecia “culla della democrazia”, può colpire quindi che tanto Platone quanto Aristotele sembrino nutrire un sano scetticismo verso il “governo del popolo”. Bisogna innanzitutto considerare che la democrazia che avevano in mente gli antichi greci non era quella a cui siamo abituati, ma quella in cui i cittadini, riunito in assemblea, prendevano concretamente le decisioni. Era una democrazia diretta, mentre la nostra è rappresentativa: non prendiamo direttamente decisioni, ma eleggiamo rappresentanti che lo fanno per noi.

Bonus: in questa forma di democrazia diretta erano comunque esclusi dal voto le donne e gli schiavi.

È in questo tipo di democrazia, che filosofi come Aristotele e ancora di più Platone vedevano il rischio di decisioni prese seguendo l’istinto, ignorando la legge o le opinioni dei più saggi, per Platone, o seguendo gli interessi di parte più del bene comune per Aristotele.

Cosa ne pensi?

Se hai considerazioni e pensieri o vuoi segnalare errori/imprecisioni presenti in questo articolo, scrivilo nei commenti.

Condividi!

Se questo articolo ti è stato utile per capire meglio qualcosa o ti è piaciuto, condividilo sui social o consiglialo a un amico, potrebbe essere utile o piacere anche a qualcun altro!

Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *