Elezioni

Gli Stati Uniti sono un Paese in cui si vota spesso: ogni 4 anni per eleggere il Presidente e ogni 2 per rinnovare parte del Congresso. Si vota, in altre parole, in tutti gli anni pari. Quando si vota per il Presidente, si tengono contemporaneamente anche le elezioni per la Camera e per un terzo del Senato. Quando invece le elezioni non includono quella del Presidente si parla di elezioni di metà mandato (midterm elections, in inglese) perché cadono appunto a metà del mandato presidenziale.

Anche alle elezioni di metà mandato si vota per eleggere tutti i 435 membri della House of representatives (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati, che quindi si rinnova completamente ogni 2 anni) e un terzo del Senato. Il mandato dei senatori (che sono in tutto 100) dura 6 anni, ma ogni 2 anni 33 o 34 di loro vengono sostituiti. Il Senato americano si rinnova quindi “a ondate”.

Ripassone: come sono fatti la Camera e il Senato degli Stati Uniti

Alle elezioni di metà mandato si vota anche per eleggere i Governatori della maggior parte degli Stati che formano gli Stati Uniti: 36 su 50. Per 34 di loro, le midterms coincidono con l’inizio e la fine del mandato da Governatore, mentre 2 Stati (nello specifico New Hampshire e Vermont) eleggono il Governatore ogni 2 anni, quindi in contemporanea sia con le presidenziali sia con le elezioni di metà mandato. I restanti 14 eleggono il Governatore solo in contemporanea alle elezioni presidenziali.

Le midterms nella storia

Come spiegato nell’articolo sul Congresso nel “ripassone” qualche riga più in alto, sia i deputati che i senatori vengono eletti su base locale: nei “collegi” i primi e a livello statale i secondi. A influenzare le elezioni di metà mandato, dunque, sono da una parte le questioni locali: gli elettori valutano cosa il candidato pensa di fare per il collegio o lo Stato una volta eletto al Congresso o giudicano come si è comportato nel mandato precedente.

D’altro canto, però, le elezioni di metà mandato sono anche una sorta di referendum sul Presidente in carica, un modo con cui gli elettori esprimono la propria approvazione o il proprio scontento verso il Governo. E il giudizio è quasi sempre negativo, basti guardare ai dati sulle elezioni di medio termine dal 1910 al 2014 riportati in questa tabella:

Anno Presidente in carica Partito del Presidente Seggi persi o guadagnati dal partito del Pr.
Camera Senato
1910 William Taft Republican -56: (219 –> 163) -9: (59 –> 50)
1914 Woodrow Wilson Democratic -61: (291 –> 230) +3: (50 –> 53)
1918 -22: (214 –> 192) -4: (52 –> 48)
1922 Warren Harding Republican -77: (302 –> 225) -7: (60 –> 53)
1926 Calvin Coolidge Republican -9: (247 –> 238) -6: (56 –> 50)
1930 Herbert Hoover Republican -52: (270 –> 218) -6: (56 –> 50)
1934 Franklin D. Roosevelt Democratic +9: (313 –> 322) +9: (60 –> 69)
1938 -72: (334 –> 262) -7: (75 –> 68)
1942 -45: (267 –> 222) -8: (65 –> 57)
1946 Harry S. Truman Democratic -54: (242 –> 188) -10: (56 –> 46)
1950 -28: (263 –> 235) -5: (54 –> 49)
1954 Dwight D. Eisenhower Republican -18: (221 –> 203) -2: (49 –> 47)
1958 -48: (201 –> 153) -12: (47 –> 35)
1962 John F. Kennedy Democratic -4: (262 –> 258) +4: (64 –> 68)
1966 Lyndon B. Johnson Democratic -47: (295 –> 248) -3: (67 –> 64)
1970 Richard Nixon Republican -12: (192 –> 180) +2: (43 –> 45)
1974 Gerald Ford Republican -48: (192 –> 144) -4: (42 –> 38)
1978 Jimmy Carter Democratic -15: (292 –> 277) -2: (61 –> 59)
1982 Ronald Reagan Republican -2: (192 –> 166) 0: (54 –> 54)
1986 -5: (182 –> 177) -8: (53 –> 45)
1990 George H. W. Bush Republican -8: (175 –> 167) -1: (45 –> 44)
1994 Bill Clinton Democratic -54: (258 –> 204) -9: (57 –> 48)
1998 +5: (206 –> 211) 0: (45 –> 45)
2002 George W. Bush Republican +8: (221 –> 229) +1: (49 –> 50)
2006 -30: (232 –> 202) -6: (55 –> 49)
2010 Barack Obama Democratic -63: (256 –> 193) -6: (57 –> 51)
2014 -13: (201 –> 188) -9: (53 –> 44)

(Dati Wikipedia)

Nell’ultimo secolo solo in due casi il partito del Presidente ha guadagnato seggi in entrambi i rami del Congresso alle midterms: i democratici con Franklin Delano Roosvelt presidente nel 1934 e i repubblicani con George W. Bush nel 2002. Entrambe le elezioni di metà mandato si tenevano in contesti storici drammatici ed eccezionali, che avevano cementato l’unità nazionale e stretto il Paese intorno alla figura del Presidente: la grande depressione degli anni ’30 e l’11 settembre del 2001.

Perché sono importanti

Per noi europei, le elezioni di metà mandato non hanno lo stesso appeal mediatico delle presidenziali. Persino gli elettori statunitensi sembrano tenerle in scarsa considerazione, visto che in genere la partecipazione al voto scende di circa 10-20 punti percentuali rispetto al voto per il Presidente di due anni prima.

Bonus: tra i Paesi occidentali, gli Stati Uniti sono una delle democrazie con i più alti tassi d’astensione. Votano circa il 50-60% degli aventi diritto alle presidenziali e il 30-40% alle elezioni di metà mandato.

Eppure le midterms sono tutt’altro che secondarie, e cambiando gli equilibri al Congresso possono indirizzare pesantemente la politica nazionale e limitare il potere del Presidente in carica. Per informazioni chiedere a lui:

Obama
Credits Barack Obama Presidential Library

Per Barack Obama  le elezioni di metà mandato sono state un vero e proprio incubo. Nel corso dei suoi due mandati, il Partito democratico le ha perse entrambe, con conseguente perdita della maggioranza alla Camera nel 2010 (con un tonfo di 63 seggi persi alla House) e anche il Senato nel 2014. Aver progressivamente perso il controllo del Congresso ha rinforzato l’opposizione del Partito repubblicano e limitato fortemente la portata e l’efficacia delle riforme di Obama.

Il peso relativo delle elezioni di metà mandato è rinforzato dalla tendenza alla polarizzazione del sistema americano, con i due partiti sempre meno disposti a trovare compromessi che consentano di produrre leggi. Avere il Congresso contro, per il Presidente, vuol dire oggi trovarsi un’opposizione probabilmente pronta a bloccare ogni sua iniziativa ogni volta che può farlo.

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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