Trump

La repubblica presidenziale è una particolare forma di governo che mette al centro del sistema politico la figura del Presidente. L’esempio classico di repubblica presidenziale sono gli Stati Uniti, ma sono tali anche la maggior parte degli Stati dell’America latina, molti Paesi africani e alcuni asiatici. Gli Stati europei, sia le Repubbliche che le Monarchie, tendono invece a preferire la forma di governo parlamentare, con la significativa eccezione della Francia, il cui particolare sistema è però definito semipresidenziale.

Ripassone: il sistema francese, e gli enormi poteri del Presidente della République

Con l’espressione “repubblica presidenziale” si indicano tanti sistemi anche molto diversi tra loro. Le caratteristiche minime per definire tale una forma di governo sono 4:

  1. Il Presidente viene eletto direttamente dai cittadini, separatamente rispetto al Parlamento. È una differenza fondamentale rispetto alle repubbliche parlamentari, dove il Governo dipende sempre dalla maggioranza parlamentare che risulta dalle elezioni e non viene eletto ma nominato;
  2. Il Presidente è al tempo stesso capo dello Stato (ruolo che in Italia spetta al presidente della Repubblica) e di Governo (come il nostro presidente del Consiglio). Rappresenta, da solo, il potere esecutivo, per questo si dice che, nelle repubbliche presidenziali, il Governo sia un organo monocratico;
  3. Presidente e Parlamento, entrambi legittimati dal voto popolare, hanno poteri di controllo e limitazione reciproca, per impedire che uno prevalga sull’altro. Negli Stati Uniti, per esempio, il Presidente può mettere il veto (cioè bloccare) le leggi del Congresso, che a sua volta approva o boccia a maggioranza molte leggi di iniziativa presidenziale.
  4. Non esiste, invece, il rapporto di fiducia, fondamentale nelle repubbliche parlamentari. Il Parlamento non può quindi rimuovere il Presidente con un semplice voto di sfiducia, spesso può farlo con l’impeachment, una procedura molto più complicata e applicabile solo in caso di gravi reati contro lo Stato.

Ripassone: la fiducia parlamentare in Italia; l’impeachment negli Stati Uniti.

Pregi e difetti

Chavez
Hugo Chavez, presidente del Venezuela dal 1999 fino alla sua morte, avvenuta nel 2013. Il Venezuela è un tipico esempio di repubblica presidenziale sudamericana. Credits Agència Brasil, Wikimedia Commons

Chi apprezza la forma di governo presidenziale, sostiene che sia in grado di garantire al tempo stessa efficienza e rappresentatività, perché il corpo elettorale elegge direttamente sia il potere legislativo che quello esecutivo. L’elezione diretta renderebbe anche gli eletti più responsabili perché gli elettori, a cui sono chiare ed evidenti le conseguenze dirette del proprio voto, possono più facilmente “punire” l’eletto che lavora male (non votandolo la volta successiva) e premiare quello che lavora bene.

Bonus: a voler essere pignoli, nemmeno negli Stati Uniti (la repubblica presidenziale per eccellenza) il Presidente è eletto direttamente dai cittadini, ma da un collegio di grandi elettori eletti su base statale. Per questo può succedere che diventi presidente chi ha preso meno voti su base nazionale, come George W. Bush nel 2000 e Donald Trump nel 2016.

D’altro canto, non manca chi sottolinea i possibili difetti della forma di governo presidenziale. Innanzitutto, dal momento che Parlamento e Presidente sono eletti in momenti diversi, è possibile che siano di orientamento politico opposto. Quando ciò succede si parla di governo diviso, una situazione che mette in crisi l’efficienza del sistema, soprattutto quando la spaccatura politica è forte e le due parti poco disposte a collaborare.

Negli Stati Uniti, per esempio, quando il Congresso non approva gli stanziamenti pubblici previsti dal Governo all’inizio dell’anno fiscale (1 ottobre) si verifica il cosiddetto shutdown, cioè la chiusura delle attività amministrative non fondamentali, fino a che il Congresso non approva la legge. L’ultima volta è successo nel 2013, quando il Congresso a maggioranza repubblicana bloccò l’amministrazione dall’1 al 17 ottobre in opposizione all’aumento del tetto del debito proposto dal presidente Obama.

Soprattutto in diverse esperienza sudamericane, poi, i critici della forma di governo presidenziale fanno notare come essa abbia portato periodicamente alla rottura degli equilibri di potere a favore del Presidente, che hanno portato a forme di governo autoritarie che gli studiosi definiscono “presidenzialismo autoritario”, “sistemi a preponderanza presidenziale” o “cesarismo rappresentativo”, se non vere e proprie dittature in cui i classici contrappesi al potere del Governo (Parlamento, Magistratura, stampa ecc.) vengono privati della propria indipendenza o spariscono del tutto.

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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