Elefante repubblicano asino democratico

La storia dei partiti politici degli Stati Uniti è molto particolare, e diversa da quella dei partiti “europei”.

Nella tradizione del vecchio continente, infatti, i partiti nascono in genere dalla società civile organizzata. Da quando esistono la democrazia e il suffragio universale (diciamo dal periodo tra 800 e 900) gruppi con interessi o valori condivisi hanno formato partiti per vedere tali interessi e valori rappresentati in politica. È il caso per esempio dei partiti laburisti o socialdemocratici nati dalle organizzazioni operaie o di quelli popolari da quelle cattoliche. Questo scenario è cambiato negli ultimi decenni, con i partiti che, oggi, più che rappresentare gruppi precisi tentano di rincorrere il consenso e rappresentare opinioni il più diffuse possibile, ma possiamo dire che le famiglie politiche europee tradizionali sono spesso nate in questo modo.

Negli Stati Uniti, invece, i partiti hanno storicamente avuto un ruolo diverso. I gruppi della società civile non si organizzano per fondare partiti nuovi, ma tentano di influenzare dall’interno i due grandi partiti politici principali: quello repubblicano e quello democratico. Per questo il sistema dei partiti negli Usa è di gran lunga più stabile di quello di qualsiasi altro Paese europeo. Il Partito democratico è nato nel 1828, quello repubblicano nel 1854 e da allora sono stati praticamente gli unici protagonisti della vita politica nazionale, gli unici, per capirci, che esprimono i presidenti. In Europa, invece, i partiti nascono, muoiono e cambiano nome di continuo.

Bonus: i partiti repubblicano e democratico non sono gli unici esistenti negli Usa. Ce ne sono altri, anche di lunga tradizione, come quello libertario, quello conservatore, quello verde o vari gruppi socialisti e comunisti, ma hanno un peso elettorale molto inferiore ai due big. Nel 2016, per intenderci, il terzo candidato alla presidenza più votato è stato il libertario Gary Johnson, che ha preso il 3,27% dei voti su base nazionale.

Partiti in continuo mutamento

Clinton Bill
Bill Clinton, presidente democratico dal 1993 al 2001. Credits Gage Skidmore, Flickr

Il fatto che i partiti politici statunitensi non cambino mai nome, non significa che questi restino costantemente uguali a loro stessi. Anzi, proprio l’assenza di un’ideologia precisa e definita li rende particolarmente “permeabili”. Possiamo immaginarceli infatti come delle spugne, che assorbono le idee e le posizioni di chi, di volta in volta, è più abile a modificarli dall’interno.

Ci sono due attori politici principali che concorrono a questa situazione:

  1. Le lobby, particolarmente potenti negli Stati Uniti, cioè gruppi di cittadini, imprese, associazioni ecc. organizzati legalmente per indirizzare la politica;
  2. Gli elettori: i ruoli di leadership nei partiti americani sono sottoposti al voto popolare molto più spesso di quanto succeda in genere in Europa. Per scegliere il candidato a qualsiasi ruolo (dal sindaco al presidente), i partiti organizzano le primarie, un’invenzione americana solo recentemente importata in Europa. Donald Trump ha spostato le posizioni del Partito repubblicano vincendo le primarie interne per la presidenza, così come Bernie Sanders ha spostato i democratici a sinistra quasi vincendo quelle contro Hillary Clinton.

La situazione, ovviamente, non è del tutto fluida. Le lobby non appoggiano un giorno i repubblicani e quello dopo i democratici, ma tendono ad “affezionarsi” a uno dei due schieramenti. Se da un lato, oggi, sindacati dei lavoratori, compagnie di energie rinnovabili e gruppi delle minoranze etniche appoggiano i democratici, dall’altro le lobby del carbone e del petrolio, delle grandi compagnie e dei gruppi religiosi più tradizionalisti sostengono in genere i repubblicani. Le agende politiche dei due partiti sono influenzate di conseguenza.

Bonus: l’animale simbolo del Partito repubblicano è l’elefante, quello del Partito democratico l’asino (da qui l’immagine in apertura). Entrambi vengono dalle vignette satiriche pubblicate sulla stampa.

Un po’ di storia

Lincoln
Abraham Lincoln, presidente repubblicano dal 1861 al 1865

È la stessa evoluzione storica dei due partiti a rendere evidente come questi siano cambiati nel corso degli anni. Il Partito democratico nasce come evoluzione di quello “repubblicano-democratico” precedente (scherzo dei nomi e della storia) ed è quello di chi sostiene l’indipendenza politica degli Stati contro un potere centrale che tende ad aumentare il proprio potere.

Il Partito repubblicano nasce invece nel 1854 dall’unione del Partito Whig (nome preso in prestito dalla tradizione britannica) e i vari gruppi che combattevano la schiavitù. Il primo presidente repubblicano fu infatti Abraham Lincoln, storica icona dell’antischiavismo. I democratici erano invece gli schiavisti del sud. La guerra civile americana fu anche, in un certo senso, una guerra tra partiti.

Da partito degli schiavisti il Partito democratico diventerà, un secolo e mezzo più tardi, il primo a esprimere un presidente afroamericano. In mezzo, c’è stata la battaglia per i diritti civili di Martin Luther King (anni 60 del 900) in cui erano democratici sia il presidente che metterà la firma sul Civil Rights Act che consente ai neri di votare anche nel sud nel Paese (Johnson) sia il governatore razzista e segregazionista dell’Alabama che consente ai poliziotti di massacrare i manifestanti per il diritto di voto (Wallace). Dopo quest’importante passaggio storico, il Partito democratico diventa progressivamente il partito delle minoranze (in particolare gli afroamericani) mentre i bianchi votano sempre più per i repubblicani. Le ultime due elezioni presidenziali (quella del 2016 e anche quella del 2012) hanno fotografato abbastanza nettamente questa situazione.

Dal punto di vista economico, dai tempi del New Deal di Franklin Delano Roosvelt il Partito democratico diventa tendenzialmente lo schieramento del governo forte e interventista e del rafforzamento dei sistemi pubblici di protezione sociale, mentre quello repubblicano si schiera per la libertà economica e il libero mercato.

L’evoluzione dei partiti statunitensi è ovviamente molto più complessa e molto meno univoca di così, ma questi punti sono buoni esempi di come la storia abbia plasmato e continui a plasmare la politica d’oltreoceano.

Bonus: siamo in un momento storico in cui il Partito repubblicano (quello di Trump) sta cambiando pelle? Forse si.

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Classe 1992, genovese. Affascinato dalla politica, su LoT provo a raccontarla in tutte le sue sfumature. Cose di oggi, di ieri, parole e idee che danno forma al modo in cui vediamo il mondo.

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