Campidoglio Usa

Negli Stati Uniti il Parlamento si chiama Congresso, ed è composto da due camere: la House of Representatives (l’equivalente della nostra Camera dei Deputati) e il Senato. Entrambe le camere si trovano in un palazzo chiamato Campidoglio, che si trova sulla collina di Capitol Hill, a Washington DC, la capitale degli Stati Uniti.

Nel sistema americano il Congresso è l’organo che detiene il potere legislativo, cioè di fare le leggi. Ne sentiamo parlare poco, perché da noi quando si parla di politica statunitense si parla soprattutto del Presidente, ma in effetti incide molto sulla politica di Washington e può condizionare in modo decisivo anche l’azione del capo dello Stato.

In questo articolo, più che dei suoi poteri, mi occuperò però di “com’è fatto”, cioè di chi sono e come vengono scelti i deputati e i senatori. Il Parlamento americano si forma infatti in un modo molto particolare, che lo rende diverso dai suoi corrispettivi europei. E queste sue particolarità hanno delle ripercussioni notevoli sul funzionamento complessivo della macchina politica statunitense.

Una rotazione continua

La prima caratteristica che salta all’occhio del Congresso statunitense è che i suoi membri cambiano continuamente. Succede perché non vengono eletti tutti contemporaneamente come succede in genere nei parlamenti europei, e dal momento dell’elezione ciascun deputato e senatore resta in carica per la durata del suo mandato, che dura 2 anni per i deputati e 6 per i senatori.

Le elezioni si tengono sempre il martedì successivo il primo lunedì di novembre, una tradizione che vale anche per le presidenziali.

La Camera dei Rappresentanti

I membri della Camera dei Rappresentanti sono eletti ogni 2 anni. L’ultima elezione è stata l’8 novembre 2016 (in contemporanea con la vittoria di Trump, per capirci), la prossima sarà il 6 novembre 2018, quando si terranno le elezioni di metà mandato, chiamate così perché si svolgono a metà strada tra due elezioni presidenziali.

Ogni 2 anni la Camera dei Rappresentanti si rinnova completamente. Le prossime elezioni riguarderanno infatti tutti i 435 deputati americani. Il numero dei membri della Camera non è fisso, ma è determinato dalla popolazione degli Stati, ognuno dei quali è più o meno rappresentato a seconda del numero di abitanti. In questo momento lo Stato con più deputati è la California (che ne ha 53) mentre Montana, Delaware, South Dakota, North Dakota, Alaska, Vermont e Wyoming hanno un solo rappresentante alla Camera. L’ultimo censimento è stato nel 2010, il prossimo sarà quindi nel 2020.

Ci sono poi 6 deputati senza diritto di voto, perché o non rappresentano un vero e proprio Stato (come il rappresentante del District of Columbia, dove si trova la capitale Washington DC) o perché sono eletti in territori distaccati come Puerto Rico, Guam, le Isole Vergini, le Samoa Americane e le Isole Mariane Settentrionali.

Isole americane
Una mappa dei territori “d’oltremare” degli Stati Uniti. Alcuni, con pochissimi abitanti, non hanno nemmeno un rappresentante alla Camera. Credits: TUBS, Wikimedia Commons

I deputati sono eletti su base collegiale e della divisione del territorio in collegi si occupano gli Stati. In genere, le elezioni si svolgono con un sistema uninominale, significa che in ogni singolo collegio vince il candidato che prende più voti. Anche in questo caso, però, la legge elettorale è decisa dai singoli stati. Per scegliere i candidati, i partiti in genere organizzano primarie interne, esattamente come succede per i candidati alla presidenza.

I lavori della Camera sono presieduti dallo speaker, una figura politicamente importante che corrisponde al nostro presidente della Camera. Lo speaker attuale è il repubblicano Paul Ryan, candidato alla vicepresidenza nel 2012. Esattamente come da noi, anche negli Stati Uniti i gruppi parlamentari hanno un proprio leader, attualmente Kevin McCarthy per i repubblicani e Nancy Pelosi per i democratici. Oltre ai due leader, ogni partito ha anche un party whip, una figura che non ha corrispondenti in Italia e ha il compito di garantire la disciplina interna al gruppo parlamentare. I due whip attuali sono Steve Scalise (repubblicano) e Steny Hoyer (democratico).

In questo momento la maggioranza del Congresso è del partito Repubblicano, con 236 seggi, mentre il partito Democratico controlla 193 seggi. Sei seggi sono vacanti.

Il Senato

A differenza di quanto avviene per la Camera, il numero dei membri del Senato è fisso: 100. Ogni stato è rappresentato da 2 senatori, a prescindere dal numero dei propri abitanti.

Il mandato di un senatore statunitense dura 6 anni e ogni 2 anni si vota per cambiare un terzo dei seggi. Le elezioni del prossimo 6 novembre (che si svolgeranno in contemporanea con quelle per la Camera), riguarderanno dunque 33 seggi del Senato, mentre i restanti 67 resteranno agli attuali proprietari.

Bonus: come avviene in Italia, anche nel Congresso degli Stati Uniti ci sono delle commissioni (chiamate Committes) formate da deputati o senatori di entrambi i partiti, che si riuniscono per discutere progetti di legge ognuna sulla propria tematica specifica, che verranno poi portati alla discussione parlamentare. Ci sono 21 commissioni alla Camera e 21 al Senato.

Il ruolo di presidente del Senato è svolto dal vicepresidente degli Stati Uniti, che attualmente è il repubblicano Mike Pence. I leader dei due gruppi parlamentari del Senato in questo momento sono Mitch McConnell per il partito Repubblicano e Chuck Shumer per quello Democratico. Come alla Camera, anche qui la maggioranza è in mano ai repubblicani, che controllano 51 seggi, mentre all’opposizione ne vanno 49, di cui 47 ai democratici e 2 indipendenti, cioè di membri non appartenenti a nessuno dei due partiti. Uno dei due è l’ex candidato presidenziale Bernie Sanders.

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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