Mattarella Sergio

Per spiegare i poteri del presidente della Repubblica nel sistema italiano si usa spesso la metafora della fisarmonica: si dilatano in alcuni momenti e rimpiccioliscono in altri. In generale, i momenti in cui la fisarmonica è più ampia coincidono con i momenti di crisi del sistema, mentre in periodi politicamente tranquilli i poteri presidenziali tendono a rimanere più nascosti.

Ma quali sono, i momenti di crisi? E cosa fa il presidente della Repubblica in quei casi?

Prima di rispondere a queste domande, facciamo un piccolo passo indietro.

Come si elegge il capo dello Stato

Il presidente della Repubblica è considerato, in Italia, il capo dello Stato, cioè la figura che rappresenta l’unità nazionale. Esiste dal 1946 quando, con il referendum del 2 e 3 giugno, gli italiani scelsero con una maggioranza del 54% di diventare una repubblica. Prima di allora l’Italia era stata una monarchia, con il re come capo dello Stato.

Fino a oggi abbiamo avuto 12 presidenti della Repubblica: De Nicola, Einaudi, Gronchi, Segni, Saragat, Leone, Pertini, Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano e Mattarella.

Il presidente della Repubblica viene eletto a scrutinio segreto ogni 7 anni, con una votazione del Parlamento riunito in seduta comune. Significa che, per votare, deputati e senatori si riuniscono fisicamente tutti insieme alla Camera dei Deputati. I lavori in quei casi (come si vede nel video sopra) sono presieduti dal presidente della Camera. Partecipano all’elezione anche tre rappresentati per Regione, scelti dai consigli regionali. La Valle d’Aosta manda un solo rappresentante.

Bonus. Giorgio Napolitano è stato l’unico presidente a essere eletto due volte. Dopo il suo primo mandato (2006-2013) è stato eletto di nuovo dopo che i partiti non sono riusciti ad accordarsi su un altro nome. Si è poi dimesso a inizio 2015, consentendo una nuova elezione. La Costituzione non pone limiti alla rielezione, ma fino ad allora si dava per scontato che il presidente della Repubblica rimanesse in carica per un solo mandato.

Per eleggere il presidente serve una maggioranza dei 2/3 dei membri del Parlamento. Se dopo i primi 3 voti non si raggiunge tale soglia, dal quarto voto in poi è sufficiente la maggioranza assoluta (50%+1) dei parlamentari e dei rappresentanti regionali, che in questo caso vengono definiti “grandi elettori”.

Può essere eletto presidente della Repubblica qualunque cittadino italiano abbia almeno 50 anni e sia in possesso di tutti i diritti civili e politici (sostanzialmente, chiunque non sia finito in galera per reati gravi o non soffra di seri disturbi mentali).

Bonus: la residenza ufficiale del presidente della Repubblica è sul colle del Quirinale. Per questo a volte si sente o si legge “la scelta del Quirinale”, “la dichiarazione del Quirinale” o cose del genere.

I poteri del presidente

Pertini Sandro
Una foto del giuramento di Sandro Pertini, presidente della Repubblica dal 1978 al 1985. Credits Camera dei Deputati, Flickr

La modalità di elezione e i poteri del presidente della Repubblica sono elencati negli articoli 83-91 della Costituzione. In particolare, l’articolo 87 recita così:

Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.

Molto di ciò che il capo dello Stato fa non è però iscritto in leggi, codici o articoli costituzionali, ma ha a che fare più con la cosiddetta moral suasion, ovvero la capacità di indirizzare l’azione politico/legislativa con consigli e raccomandazioni. Dal momento che al presidente della Repubblica viene in genere riconosciuta grande autorevolezza, quello che “suggerisce” viene preso quantomeno in considerazione.

Facciamo un esempio. L’articolo 92 della Costituzione indica come si compone e come viene nominato il Governo. Il secondo comma dice:

Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri.

Preso letteralmente, questo articolo sembra suggerire che il presidente della Repubblica possa nominare più o meno chi voglia. In realtà sappiamo che la sua libertà di manovra è limitata da diversi fattori. Intanto, il Governo per nascere deve ricevere il voto “di fiducia” del Parlamento (unico organo eletto direttamente dai cittadini), quindi è chiaro che il presidente del Consiglio e i ministri devono essere espressione della maggioranza parlamentare. Inoltre, la lista di ministri che il presidente del Consiglio porta al capo dello Stato è ben più di una “proposta”, sempre per il motivo che si presume sia legittimata da una maggioranza parlamentare favorevole.

Ripassone: cosa fa il presidente del Consiglio

Saragat Giuseppe
Giuseppe Saragat (presidente della Repubblica dal 1964 al 1971) con la nazionale di calcio campione d’Europa nel ’68). Credits: Wikipedia

Questo non significa però che il presidente della Repubblica non abbia nulla da dire. Come ha ricordato Mattarella durante la formazione del Governo nel 2018, il suo ruolo non è quello di un notaio, ma partecipa attivamente alla scelta dei ministri. È qui che si ha la cosiddetta moral suasion. Difficilmente vedremo un presidente usare in modo brutale il proprio potere di nomina, imponendo una scelta al presidente del Consiglio di turno. Tante volte, invece, in caso di conflitti sulla nomina di particolari ministri, si è innescata una sorta di “trattativa”.

La più recente è quella sulla nomina di Paolo Savona all’economia, bloccata da Mattarella, la più eclatante quella del 1994, quando il presidente Scalfaro si oppose alla nomina di Previti – avvocato personale di Berlusconi, che stava per la prima volta formando il suo governo – alla giustizia. In entrambi i casi, i ministri interessati sono stati “spostati”: agli affari europei Savona, alla difesa Previti.

Anche i “messaggi alla Camere” che il presidente può mandare rientrano nell’ambito della moral suasion. 

Importanti, poi, e spesso prerogativa dei capi dello Stato, i poteri di conferire onorificenze (cavalieri del lavoro ecc.), di concedere la grazia ai condannati e di nominare i senatori a vita. Se dovesse morire durante il mandato o essere indisposto per qualsiasi altro motivo, fino a nuova elezione il suo posto viene preso dal presidente del Senato. Alla fine del mandato, diventa automaticamente senatore a vita.

Il presidente della Repubblica è inoltre comandante delle forze armate e presidente del Consiglio superiore della Magistratura. Può essere messo in stato d’accusa e rimosso dalla sua carica solo in caso in caso di alto tradimento e attentato alla Costituzione. Finora non è mai successo.

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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