Hood Robin

La cosa bella di internet è che non importa quanto possa essere assurdo un pensiero che ti balza per la testa, qualcun altro c’avrà già pensato prima di te.

Così, quando mi sono ritrovato chissà come a riflettere sull’orientamento politico di Robin Hood, non ho avuto problemi a trovare in rete ampia documentazione al riguardo. Blog, forum, persino articoli su vere e proprie testate giornalistiche, tutti pronti a dare il proprio giudizio.

E se io mi ero limitato a domandarmi se l’eroe di Sherwood fosse da considerarsi socialista (ruba ai ricchi per dare ai poveri) o libertario (è insofferente alle tasse imposte dal governo) c’è chi è andato oltre, arrivando a definirlo fascista o pre-fascista, in quanto capopopolo e leader paternalista di un ceto medio impoverito e abbandonato dall’autorità.

Per quanto anche quest’ultima ipotesi non manchi di fascino, mi concentrerò soprattutto sulla mia domanda originale. Socialista per la redistribuzione delle ricchezze o libertario con tendenze anarchiche?

Premessa: non sono un cultore della saga originale di Robin Hood, non ho letto nessun libro, forse ho visto qualche film, ma non mi ha colpito particolarmente. La cassetta con registrato il cartone della Disney, però, l’ho consumata, da quante volte l’ho vista. Quindi quello che leggerete si riferisce soprattutto al cartone animato, non all’eventuale messaggio politico dell’opera originaria. Per me, Robin Hood è una volpe.

Socialista/comunista

Quella del Robin Hood di sinistra è la tesi che va per la maggiore, nel mondo di internet. La ricerca “Robin Hood è un comunista” è il secondo risultato se si scrive “Robin Hood è un” in inglese, indizio del fatto che tanti dovono aver avuto questo tipo di intuizione.

Ora, è molto probabile che il ricercatore medio su Google abbia usato la parola “comunista” senza badare troppo alle differenze storico-politiche con il socialismo, ma andando a leggersi i vari forum sorti al riguardo (come questo) la questione viene approfondita e indagata.

Personalmente, non userei la parola “comunista” per descrivere Robin Hood, non a caso sin dall’inizio del mio viaggio mentale ho parlato di socialismo. L’astuta volpe non sembra mirare al rovesciamento della monarchia e delle classi sociali, all’abolizione della proprietà privata o alla messa in comune dei mezzi di produzione, ma a una giustizia sociale all’interno del sistema esistente.

L’autorità non è ripudiata in quanto tale, ma perché ingiusta. Col suo “rubare ai ricchi”, Hood agisce come mero strumento di redistribuzione delle ricchezze. Non c’è nemmeno traccia di marxismo nel suo socialismo: non incita alla lotta di classe con la prospettiva di una società nuova, in cui le classi sono abolite. È un socialista intesso all’europea, un riformista convinto che il sistema si possa migliorare e non vada abbattuto, quasi un prudente socialdemocratico.

O no? Se questa tesi non vi convince, non siete i soli.

Libertario fiscale con tendenze anarcoidi

Segni di dissenso da questa narrazione maggioritaria si trovano già nel forum sopra-linkato, ma la contestazione più convincente al Robin Hood “di sinistra” l’ho trovata in questo appassionato articolo pubblicato su Forbes. Il titolo non potrebbe essere più chiaro: “Robin Hood è sempre stato un eroe libertario”.

La giovane autrice sembra sinceramente risentita dell’appropriazione indebita della sinistra verso quella che considera un’icona del libertarismo anti-Stato e anti-tasse, dove i poteri pubblici, più che ridistributori di ricchezza, sono visti come ostacolo alle libertà individuali.

Se Robin Hood “ruba ai ricchi per dare ai poveri”, secondo l’autrice, non è per realizzare una società più giusta ed equa, ma per altri due motivi:

  1. Crede nella dignità dell’uomo e degli individui in quanto tali, non in quanto componenti di un sistema, giusto o sbagliato che sia (non a caso, dice, la leggenda di Robin Hood nasce all’epoca della Magna Carta, ma restiamo sul cartone);
  2. Gli piace. Rubare e sfidare l’autorità, con tutta evidenza, lo diverte.

Si insiste molto, su questo secondo punto. Robin Hood non sembra fare quello che fa per spirito di sacrificio, ma per puro divertimento. Se partecipa al torneo di tiro con l’arco travestito da cicogna (il mio riferimento, ricordate, è il cartone Disney, coi personaggi animali) è per baciare la bella Lady Marian, non per un fine altruistico. In questo senso, dice l’autrice dell’articolo, Hood è un eroe egoista, che agisce per realizzarsi in quanto individuo.

Un altro punto che torna spesso per chi crede che Robin Hood sia un libertario è che i “cattivi” della storia non sono avidi mercanti (cosa che si potrebbe associare a una critica al capitalismo propria del socialismo, del comunismo o anche del cristianesimo) ma le autorità pubbliche, fardello fiscale del popolo e dei più deboli.

Come non ci sono indizi di tendenze rivoluzionarie, nulla suggerisce neanche che Hood creda in un sistema di tassazione diverso, magari che colpisca maggiormente i più ricchi e meno i più poveri. Non chiede a Giovanni di introdurre una patrimoniale, ruba perché quella è la sua natura, la sua realizzazione personale.

Conclusione

Già prima di documentarmi meglio, ero più orientato ad abbracciare l’ipotesi del Robin Hood libertario. L’articolo di cui vi ho parlato ha definito meglio alcune mie intuizioni.

Ma ecco che poi è arrivata, dall’articolo che sostiene il Robin Hood fascista, una nuova spallata, pronta a mettere in crisi la mia teoria. È vero che la volpe della Disney combatte il potere, ma lo fa fino a che è in mani illegittime, quelle del principe Giovanni.

Quando il re Riccardo cuor di leone torna dalle crociate, ecco che ogni atteggiamento ribelle scompare e che l’indomabile brigante si sposa, addirittura, a completa celebrazione dell’ingresso in società. Almeno così finisce il cartone della Disney.

Legittimista monarchico? Conservatore? O magari Riccardo ha fatto la patrimoniale? Forse non lo sapremo mai.

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Classe 1992, genovese emigrato a Milano, giornalista praticante ed eterno studente. Appassionato di politica più di quanto sia sano esserlo, su questo blog cerco di raccontarla per come la capisco io.

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